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Ancora un altro blog? Forse, ma forse anche un mezzo per mantenere il dialogo nel tempo con le cittadine e i cittadini, che mi hanno votato, o che non mi hanno votato, ma che comunque rappresento nel Consiglio comunale di Trieste. Un mezzo per raccontare la città dal mio punto di vista privilegiato..., per confrontarmi, ma soprattutto un mezzo per ascoltare la città.

 

 

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Domenica, 7 Ottobre 2007

cara amica, caro amico, (2. continua)



Sono al quarto posto, dicevo, ma non per questo ho rinunciato alla competizione, anzi mi candido proprio per sostenere valori che immagino condividerai. Provo a elencare qui le priorità sotto forma di parole d’ordine. La prima parola d’ordine è UNITÀ, unità del partito democratico, perché dobbiamo essere orgogliosi delle diverse culture da cui proveniamo, delle nostre radici, delle nostre storie. E unità del centrosinistra. Perché dobbiamo impegnarci a tenere alto e vivo il dialogo tra noi e tra il partito nuovo e gli alleati al governo nazionale e regionale, tra il partito nuovo e la società, valorizzando e rispettando le differenze, che non possono essere un ostacolato, quando la politica è fatta di ascolto, di confronto, di scelte responsabili e poi però di decisioni impegnative per tutti. Ed è proprio dalle differenze già presenti nei Ds che ho imparato la pratica della laicità. Ma laicità non è solo quella pretesa rispetto alle chiese e alle religioni, la laicità deve essere anche verso le ideologie del 900 sconfitte dalla democrazia, verso il populismo anche di certa sinistra, verso il pacifismo e l’ambientalismo demagogici, verso l’integralismo ideologico e non solo religioso. La laicità è prima ancora un valore, la laicità intesa come metodo che propone valori, non li impone, come garanzia di pluralismo, la laicità come contaminazione. Ecco CONTAMINAZIONE è la seconda parola d’ordine. Contaminazione tra i riformismi, perché è con questo atteggiamento, con questa cultura, che dobbiamo affrontare il dialogo con chi è impegnato nella costruzione del partito democratico - partiti, movimenti, associazioni, cittadini -. Questo anzitutto su nostri territori, senza mai perdere di vista il quotidiano della politica e il progetto per la regione e per la città. E allora gli impegni del partito non potranno che essere lo sviluppo economico e l’innovazione, ma anche la sostenibilità ambientale e sociale, perché al centro di una politica riformista ci sta la persona, non solo portatrice di diritti, ma anche risorsa, che si esprime nel riconoscimento di pari opportunità, responsabilità e merito. Contaminazione, perché sarà indispensabile costruire una rete di rapporti con il volontariato, le parti sociali, il mondo della cultura e i cittadini per riprendere quei percorsi, quelle pratiche, che nel 2005 portarono alle primarie per Prodi e nel 2006 alla vittoria del centrosinistra alle elezioni del Parlamento e all’affermazione dei NO al referendum contro la riforma che metteva a rischio la nostra Costituzione. La terza parola d’ordine è DISCONTINUITÀ, perché se è vero che la nostra storia inizia dal 1995, dalla nascita dell’Ulivo, che già allora non era solo un’alleanza elettorale, ma il progetto di far incontrare le diverse culture politiche riformiste italiane, è oggi necessario anche proporre ai cittadini e agli elettori un segno di discontinuità nei “riti” della politica. È quanto stiamo già facendo chiamando i cittadini a decidere il 14 ottobre. Ma nel partito democratico dovrà essere prassi scegliere la classe dirigente attraverso il voto degli iscritti, anche attraverso il voto segreto, condividere le linee politiche attraverso la loro consultazione e chiamare al voto i cittadini con le primarie sui candidati e i referendum sui programmi per le elezioni amministrative e politiche. Priorità del partito nuovo, lo vedi anche dai candidati nella lista PER ZVECH CON VELTRONI PER IL PARTITO DEMOCRATICO, è valorizzare la partecipazione di donne e giovani, riconoscendo loro pari dignità e pari peso. Perché solo così il partito democratico, partendo da donne e giovani, saprà rinnovare la classe politica, saprà rinnovare la pratica politica, saprà in un concetto rinnovare la sensibilità politica. SENSIBILITÀ politica è allora la quarta parola d’ordine del partito democratico che vogliamo far nascere il 14 ottobre anche con il tuo contributo.

Il 09-10-2007 guido pesante ha scritto:
regola: mai replicare ad una replica perchè non se ne esce più; eppure.... anche senza aver letto il tuo articolo, l'avevo ben capito che una cosa sono gli incarichi di peso ed altra quelli di poco rilievo: dopotutto ho fatto anch'io vita di partito, una ventina d'anni fa, e anche a me qualche incarico veniva lasciato: non ricordo però che chi me lo lasciava enfatizzasse il gesto. Ma lasciamo perdere, caro Fabio, senza acrimonia (nei tuoi confronti) : tanto a questa avventura di costruzione di un nuovo partito - dopo quelle del PdS, della Lega Democratica, dell'Ulivo, dei DS, - non partecipo di sicuro e "l'alterigia e inquietudine" (arroganza e inconsistenza? prepotenza nei confronti dei critici e sudditanza verso Illy, il vero estremista? ) di Bruno non determinano niente, confermano soltanto

Il 08-10-2007 fabioomero ha scritto:
Caro Guido sul Piccolo è uscito agli inizi di settembre un mio pezzo, che allego in fondo, nel quale spiego perché ritengo importante la candidatura di Bruno. Altro è garantire che persone come Stefano Čok e Nicola Cicchitti facciano parte dell'Assemblea costituente regionale e portino in quella sede le istanze dei giovani. Da il Piccolo del 4 set 2007: «Io raccolgo le firme per presentare la candidatura di Bruno Zvech alle primarie per il segretario regionale del Partito democratico del Friuli Venezia Giulia. Condivido infatti che sono importanti le idee, i programmi e i progetti del Pd per la regione, ma sono pure consapevole che la partita, anche in previsione delle elezioni regionali, si gioca sulle caratteristiche individuali, sulle storie personali, sulla capacità di sintesi del futuro segretario. Del resto nella nostra regione il progetto già esiste: è quello che ha retto il governo della Regione e si esprime nella formula “sviluppo economico e coesione sociale”. Certo va rilanciato, ma non potrà che essere il nucleo fondante del programma per le elezioni del 2008 e, quindi, ancora Europa e area centro-orientale, integrazione e diritti di cittadinanza, innovazione, ricerca e compatibilità ambientale, infrastrutture e portualità, lavoro, formazione e welfare. Così alla fine il confronto non può che concentrarsi sui nomi e, se non c’è condivisione su un nome, ben vengano le primarie vere su più candidature. E allora non vedo motivo perché il nome del candidato non possa essere quello di un politico di lunga militanza in uno dei partiti storici che hanno dato il via al processo della fondazione del Pd. Chi ha messo in gioco se stesso e il patrimonio storico, politico e culturale del proprio partito ha tutti i diritti ad ambire a diventare il segretario del partito nuovo. La storia del “passo indietro” dei partiti e della società civile in soccorso alla politica sinceramente non mi appassiona. Anche perché qui parliamo di un incarico che necessita di capacità, autorevolezza ed esperienza notevoli a reggere e guidare una macchina complessa e articolata. Il “segretario regionale nuovo” dovrà essere in grado infatti di rappresentare e tenere insieme culture, radici e identità diverse, tutte di pari dignità e tutte quindi con legittime ambizioni di egemonia politica all’interno del Pd. Dovrà sapersi confrontare con gli altri partiti della coalizione e con il candidato governatore, Illy spero, nella logica dell’unità del centrosinistra, ma affermando anche le ragioni del riformismo progressista. Dovrà godere già di una certa visibilità e riconoscibilità in tutto il territorio regionale, senza essere necessariamente identificato come espressione di una sua sola parte. Del resto il segretario regionale non possiamo “inventarcelo” a 9 mesi dalle elezioni regionali. Per queste ragioni il mio sostegno va a Bruno Zvech. Negli anni di Intesa democratica in Regione, dal 2003, la maggioranza di centrosinistra ha retto e soprattutto espresso posizioni univoche, portando a ratifica anche leggi importanti e innovative, e gran parte del merito va proprio al lavoro di Bruno, che quale capogruppo del partito maggioritario ha saputo mediare tra governatore, Giunta e forze politiche anche radicali. La moderazione del resto non si misura sull’appartenenza o meno a un partito della sinistra storica, appartenenza che tra l’altro non è neppure nella storia di Bruno, quanto proprio sulle capacità di interloquire con i diversi attori della coalizione. Quindi se il segretario del Pd dovrà essere persona di esperienza e credibilità regionale, capace di rappresentare le diverse anime che comporranno il partito nuovo, se in sintesi dovrà essere leader, beh!, per quanto Bruno Zvech possa “lasciar trasparire un non so che d’altero e d’inquieto”, per me è l’unico che in regione può essere il leader del Pd. Fabio Omero»

Il 07-10-2007 guido pesante ha scritto:
"come segretario provinciale dei Ds avrei potuto rivendicare il posto di capolista, ma questo appartiene alla vecchia politica, proprio quella contro cui nasce il partito democratico" scusa Fabio, ma com'è, allora, che al primissimo posto troviamo Zvech (e Moretton)?