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Ancora un altro blog? Forse, ma forse anche un mezzo per mantenere il dialogo nel tempo con le cittadine e i cittadini, che mi hanno votato, o che non mi hanno votato, ma che comunque rappresento nel Consiglio comunale di Trieste. Un mezzo per raccontare la città dal mio punto di vista privilegiato..., per confrontarmi, ma soprattutto un mezzo per ascoltare la città.

 

 

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Mercoledì, 10 Ottobre 2007

lettera aperta al ministro della Pubblica istruzione

Egregio signor Ministro Giuseppe Fioroni, mi rivolgo a Lei nella mia doppia veste di insegnante e di segretario dei Democratici di sinistra di Trieste. Nel Friuli Venezia Giulia si sta sviluppando da mesi – e sono certo che Lei avrà avuto modo di saperlo – un vivace dibattito sulle modalità di inserimento della parlata friulana nel sistema pubblico e nel sistema scolastico della nostra regione. È in corso, in Consiglio regionale e nell’opinione pubblica, un dibattito che, partendo dal tema specifico, investe però questioni più ampie e delicate per le implicazioni di carattere generale che comportano. Perciò è opportuna, e a mio avviso necessaria, una riflessione non relegata alla periferia, ma che abbia una dimensione nazionale. Mi riferisco a quella parte della proposta di legge riguardante specificamente la scuola – in questa regione – e che porta alla richiesta, già avanzata dal presidente Illy, di una devoluzione alla Regione della piena competenza in materia di istruzione pubblica. Ciò ha sollevato molte preoccupazioni nel mondo della scuola, per la portata e per le conseguenze socio-culturali che avrebbe. Intendo così richiamare la Sua attenzione su questo nodo rilevante, e a mio avviso decisivo, dell’organizzazione della vita pubblica nel nostro Paese. È importante, proprio nel momento in cui siamo impegnati – e Lei, signor Ministro, quanto ciascuno di noi – nella costruzione del nuovo soggetto politico, sottolineare che si tratta di un punto centrale che riguarda i principi del Pd e l’attenzione per le nuove generazioni in uno spirito di unità d’Italia, in cui il federalismo è strumento per integrare meglio e non certamente per produrre fratture. Fratture tanto più pericolose in un’area che nel passato ha conosciuto l’alto prezzo pagato ogni qual volta le istituzioni, invece di dare sicurezza a tutti i cittadini, sono state piegate a strumento per politiche di semplificazione etnica. La scuola, ne sono convinto come insegnante e come dirigente politico, ha l’obiettivo di formare i cittadini della Repubblica, senza che vi siano subordinazioni regionali che utilmente possono integrare (con la cultura e con la storia regionale) la formazione dei giovani, ma non sostituire o spezzare il tessuto culturale e civile unitario, indispensabile punto di riferimento comune. Su questi valori di fondo considero il ruolo dello Stato come irrinunciabile e mi rivolgo a Lei, signor Ministro, in quanto garante della funzione nazionale dell’istruzione pubblica, per esprimerLe appunto tutta la mia preoccupazione per le iniziative che possono mettere in atto meccanismi di separatezza, di isolamento, di precarietà. Sono processi che, a mio avviso, possono mettere in discussione il livello di qualità di formazione delle nuove generazioni e allo stesso tempo indebolire la coesione civica e lo spirito pubblico, Repubblicano, dei giovani. Sarebbe una grave abdicazione di responsabilità. Cordiali saluti Fabio Omero Trieste, 9 ott 2007