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Venerdi, 12 Ottobre 2007
cara amica, caro amico, (5. continua)

Perché noi, lesbiche e gay, aderiamo al Partito Democratico? In tanti ci chiedono perché noi, lesbiche e gay, ci candidiamo all’assemblea costituente per il Partito democratico. Noi, da sempre in prima fila nella costruzione di un Paese più libero e accogliente, che abbia la laicità come principio guida, in cui nessuno sia leso nella sua dignità per il suo orientamento sessuale o la sua identità di genere. Noi, che crediamo nella liberazione di donne e uomini da ogni dominio esterno, costrizione culturale o imposizioni religiose. Lo facciamo perché siamo convinti che il partito che sta per nascere sarà il luogo più utile a fare avanzare concretamente queste battaglie. L’incontro fra culture diverse costringerà tutti a confrontarsi a fondo per trovare risposte nuove a bisogni nuovi, superando la logica di coalizione per cui i temi più difficili vengono ignorati o affidati alla libertà di coscienza. Il nuovo partito sarà lo specchio di un pezzo di Paese più grande di quello rappresentato dai partiti che oggi gli danno vita, un luogo in cui discutere le proposte da avanzare al Paese, un nuovo laboratorio di idee che nasce con l’obiettivo di essere luogo di dialettica e confronto senza il bisogno di ideologie ma basandosi sui problemi reali dei cittadini.
Questo è oggi il luogo in cui rilanciare le richieste del movimento lgbt e lavorare affinché da quella domanda di libertà nascano riforme concrete. Lavoreremo dentro il Partito democratico per una seria legge contro ogni discriminazione, l’uguaglianza giuridica per le famiglie omosessuali, la promozione del diritto alla salute per le persone lgbt, la modifica delle leggi sul cambio di sesso e sulla fecondazione assistita. Sono gli obiettivi del movimento lgbt italiano ed internazionale, e sono i nostri obiettivi: più saremo a sostenerli dentro il Pd, prima diventeranno obiettivi del centrosinistra e leggi dello Stato.
Per essere all’altezza delle sfide che si è posto, il Pd dovrà avere come principi guida l’estensione dei diritti di cittadinanza e la laicità dei processi di decisione. Applicare con rigore il principio di laicità non significa ricercare contrapposizioni ideologiche o rifiutare il confronto con le diverse opinioni, anche religiose: al contrario, è la condizione perché questo dialogo possa avere luogo e produrre decisioni ispirate al rispetto della pluralità culturale e dei diritti fondamentali e non ai principi specifici di una religione.
Siamo consapevoli delle difficoltà che incontreremo. Conosciamo direttamente la fatica di abbattere pregiudizi, contrastare inerzie e pigrizie, superare veti ideologici. Abbiamo ben presenti le resistenze conservatrici presenti nel Paese, nel parlamento e nello stesso centrosinistra. Sappiamo che le ritroveremo anche nel nuovo partito. Ma allo stesso tempo e, anzi, a maggior ragione pensiamo che questa sia la frontiera più avanzata in cui spendere le nostre energie per la costruzione delle riforme necessarie ad un'Italia più civile, in cui l'orientamento sessuale o l'identità di genere non siano ostacolo alla ricerca della felicità. A tutte le persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender, a tutte e tutti quelli che hanno a cuore la costruzione di un Paese laico e libero chiediamo di condividere con noi questo impegno, aiutandoci a costruire un partito nuovo che sia lo strumento per nuove libertà. Cristiana Alicata (Roma) Andrea Ambrogetti (Roma) Carmela Antonino (Molfetta) Flavio Arditi (Empoli) Fabio Astrobello (Reggio Emilia) Alessandro Bandoni (Massa Carrara) Andrea Benedino (Ivrea) Riccardo Camilleri (Roma) Alfredo Capuano (Roma) Maurizio Caserta (Acireale) Matteo Cavalieri (Bologna) Nicola Cicchitti (Trieste) Anna Paola Concia (Roma) Alessio De Giorgi (Pisa) Edoardo Del Vecchio (Roma) Giacomo Deperu (Pordenone) Giuliano Gasparotti (Firenze) Nunzio Liso (Andria) Sergio Lo Giudice (Bologna) Anna Maria Mucciarelli (Bologna) Dario Nistri (Firenze) Fabio Omero (Trieste) Enrico Peroni (Vicenza)
Francesco Piomboni (Firenze) Enrico Pizza (Udine) Mario Scafetta (Empoli) Ivan Scalfarotto (Corsico) Ennio Trinelli (Bologna) Carmine Urciuoli (Aversa) Lucia Vagnoli (Empoli) Marco Volante (Milano) |
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Il 13-10-2007 fabioomero ha scritto: Giacomo Deperu, Enrico Pizza, Nicola Cicchitti e il sottoscritto, candidati nel Friuli Venezia Giulia, siamo nelle liste PER ZVECH CON VELTRONI, rispettivamente nei collegi di Gemona, Udine-Tavagnacco, Trieste 2 e Trieste 1. Sottolineo: nelle liste di BRUNO ZVECH. Ci sarà una ragione...
Il 13-10-2007 Clara ha scritto: Propongo questo comunicato uscito sul sito gaynews.it relativamente ad un sondaggio fatto dal sito gaytoday.it nel quale sono state fatte precise domande ai candidati nazionali alle primarie del PD.
Mala tempora currunt per i poveri omosessuali.
La destra non se li piglia , la sinistra li tiene a bada sempre che non avanzino
richieste.Insomma, discriminati siete e discriminati resterete. Ah,Zapatero quella si che è una bella sinistra.
PD, RISPOSTE VAGHE A GAYTODAY
Rosy Bindi unica candidata a non rispondere
venerdì 12 ottobre 2007 , di La redazione
Riceviamo da gaytoday e volentieri pubblichiamo.
La Redazione
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A poche ore dal voto per le primarie del Partito Democratico si conclude la nostra iniziativa "Chiediamoglielo!" che
ha raccolto, dal nostro aggregatore GayToday, domande da porgere ai candidati alla segreteria nazionale del Partito Democratico relative alle questioni dei diritti civili per
gay, lesbiche, bisessuali e transgender in Italia.
I quesiti, chiari e diretti, hanno ricevuto risposte non solo lontane dalle istanze e dalle richieste della
comunità GLBT, ma articolate con preoccupante vaghezza e
approssimazione.
Nonostante i molti solleciti della redazione, Rosy Bindi non
ha fatto pervenire risposte, risultando così l'unica candidata che in questa campagna elettorale non ha avuto alcun confronto con la comunità GLBT.
Walter Veltroni, ha ritenuto esaustive le indirizzate al
coordinamento GayLeft dalle pagine de L'Unità - seguite
alle imbarazzanti affermazioni del suo comitato elettorale
che parlavano di "rispetto e feste per i gay". Le
domande poste erano molto più circostanziate e dirette,
nate dalla Rete e non da un interlocutore "interno" come
i rappresentanti di GayLeft; a tal proposito quella del
sindaco di Roma è chiaramente una non-risposta.
Enrico Letta, vago sull'omofobia, si dice contrario a
matrimonio omosessuale e adozioni, così come PierGiorgio
Gawronski si richiama a una non meglio definita
"prudenza" e a un'ambigua "precauzione" in tema di
omogenitorialità e fecondazione assistita.
Mario Adinolfi, il primo a rispondere, per il matrimonio fa
appello a un improbabile referendum interno, dimenticandosi,
ancora una volta, di esprimere la sua posizione.
Riassumendo: posizioni vaghe per quanto riguarda la lotta
all'omofobia; i Dico presentati come massimo
riconoscimento cui una coppia omosessuale può aspirare;
omogenitorialità negata in ogni sua forma e nessun cenno
di aver compreso che questa è già una realtà; legge
sulla fecondazione assistita da non ritoccare o quasi; vaghe
speranze per i transessuali sul cambiamento dei dati
anagrafici, anche senza ricorso all'operazione di cambio
sesso.
L'atteggiamento complessivo di indifferenza, a volte
ostilità e, come si evince dalle risposte, scarso
approfondimento dei problemi, ci delude e ci amareggia
profondamente, lasciando poche speranze sulle reali
possibilità del nuovo partito di rispondere alle esigenze
di una comunità che probabilmente cercherà altri
referenti politici.
Su diritti civili, laicità, libertà, autodeterminazione
e protezione per le persone GLBT e per le donne, il Partito
Democratico sembra esprimere posizioni di gran lunga più
conservatrici di tutti i principali partiti
socialdemocratici e liberali europei, almeno stando alle
affermazioni dei candidati in lizza per la segreteria.
Una collocazione che fa presagire le difficoltà e
criticità di gestione futura del partito e le difficoltà
di fornire un progetto in grado di rispondere alle sfide del
prossimo futuro e a riavvicinare la politica al sentire di
cittadini e cittadine.
La Redazione di GayToday
Il 12-10-2007 Giovanni Costa ha scritto: E' mio modesto e personale parere che la laicità, cioè la liberta di coscienza e la parità di tutti i cittadini, in Italia, si scontrerà sempre e comunque con l'opposizione del Vaticano e del clero che non accetteranno mai i PACS o DICO che dir si voglia, espressione di tale libertà. Se tu vuoi essere in un modo, affari tuoi, ma non imporre agli altri le tue idee, negandogli i PACS o DICO, questo il Vaticano non lo accetterà mai.
L'unica soluzione è quella di Zapatero, legge promulgata, chiuso il discorso; se al Papa questo non sta bene, non si va alla messa del Papa, chiuso il discorso. Ma in Italia non vi sono politici così, solo promesse, solo equilibrismi gesuitici, come se i gesuiti avessero qualcosa a vedere coi PACS.
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