Domenica, 28 Ottobre 2007
salvare capra e cavoliMai affermazione fu più infelice. E infatti non è mia. Oggi sul Piccolo rispondo alle domande di una giornalista sul futuro della ferriera. I concetti riportati sono quelli da me espressi. Ho perso fiducia nella Lucchini, ma non vedo alternative alla produzione industriale. Và garantita la salute dei cittadini di Servola e dei lavoratori, ma anche l'occupazione degli 800-1000 lavoratori della fabbrica e dell'indotto. Difficilmente altre attività sarebbero in grado di affrontare un costo della bonifica che si aggira attorno ai 40 milioni di euro e occupare un numero simile di addetti. Quindi ho espresso la necessità che la città e le sue istituzioni diano un segnale positivo ad altri investitori. Io vedo in Arvedi una possibile alternativa. L'imprenditore è interessato all'acquisto e al rilancio dell'attività - utilizzo delle banchine portuali comprese -, ha brevettato tecnologie innovative per la produzione dell'acciaio, ha fama di essere attento alla compatibilità ambientale delle sue fabbriche. Perché non offrirgli allora le dovute garanzie che davanti a un piano finanziario e industriale, che salvaguardi salute dei cittadini e sicurezza dei lavoratori, la città è pronta a dargli fiducia? Queste le mie parole. Mai ho usato la frase "salvare capra e cavoli", per giunta virgolettata dalla giornalista. Mai avrei potuto considerato salute e lavoratori, produzione e cittadini, una capra e tanti cavoli. |