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Ancora un altro blog? Forse, ma forse anche un mezzo per mantenere il dialogo nel tempo con le cittadine e i cittadini, che mi hanno votato, o che non mi hanno votato, ma che comunque rappresento nel Consiglio comunale di Trieste. Un mezzo per raccontare la città dal mio punto di vista privilegiato..., per confrontarmi, ma soprattutto un mezzo per ascoltare la città.
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Mercoledì, 31 Ottobre 2007
FERRIERAIeri in Consiglio comunale è andato in scena il dibattito sulla ferriera. Toni pacati da parte dei rappresentanti sindacali delle Rsu della fabbrica. Toni pacanti, ma anche la richiesta forte che la classe politica e istituzionale si faccia carico della questione occupazionale. Tutti d’accordo, anche il sindaco che ha evitato di cavalcare l’onda della chiusura della fabbrica. Và detto però che non erano stati invitati i comitati dei cittadini di Servola, presenti tra il pubblico solo a titolo personale, e questo ha finito con l’orientare gli interventi più sulla questione della salvaguardia del posto di lavoro e della sicurezza in fabbrica. Così fatti salvi i tre obiettivi – salute dei cittadini, sicurezza dei lavoratori e garanzie occupazionali – ho espresso ai rappresentanti della ferriera la mia scarsa fiducia nei confronti di un’azienda che manifesta sensibilità ambientale solo a seguito delle ordinanze della Procura della Repubblica, mentre per me innovazione non è solo attrezzarsi per affrontare la competitività globale e acquisire nuove tecnologie, quanto anche porsi quali obiettivi la compatibilità ambientale e sociale. Cosa che non è assolutamente tra le “mission” della Servola spa. Ho rivendicato poi il merito dell’opposizione che, richiedendo la convocazione straordinaria del Consiglio, ha permesso finalmente a sindaco e consiglieri di esprimersi sul tema del lavoro e dello sviluppo industriale a Trieste. Se è vero che la ferriera continuerà a essere attiva fino al 2015, dobbiamo fin da ora attrezzarci perché con le garanzie della qualità dell’aria si avvii un percorso per arrivare a quella data con soluzioni alternative per l’impresa e i lavoratori. Dipiazza deve chiarire quale sviluppo vuole per Trieste. Non bastano il turismo, le navi bianche e il parco del mare. Come non basta la ricerca, per la quale il Comune poco fa in termini di presenza e proposta nei distretti tecnologici che dovrebbero garantire le ricadute dell’innovazione nella produzione. Non basta il porto, per il quale il Comune semmai fa atti contrari a un suo sviluppo, vedi il freno posto alla trasformazione di Fernetti in retroporto o la pretesa di decidere delle concessioni in porto vecchio. L’economia di Trieste non può basarsi solo sul terziario, per quanto avanzato. Lo ha ripetuto proprio ieri Timeo della Uil: se l’industria scende sotto il 20% in termini di occupazione e prodotto interno, tutto il sistema economico di un territorio va in crisi. Ho ricordato che nel 2005 il Comune era assente dal tavolo di Assindustria e sindacati sullo sviluppo. Ieri al tavolo per l’autorizzazione ambientale della ferriera il Comune è arrivato con il compitino già pronto per chiedere la dismissione della fabbrica. Ho chiuso sostenendo che dal Comune deve arrivare invece il segnale che le Istituzioni e la città sono pronte ad accogliere nuovi investitori per imprese industriali, cominciando da Arvedi, che nei mesi scorsi aveva manifestato interesse proprio per rilevare la ferriera. Tra tutti gli interventi la figura migliore l’ha comunque fatta l’assessore regionale Cosolini, che ha preteso che il sindaco torni a sedersi al tavolo perché le prescrizioni alla fabbrica siano rigorose, ma anche perché si riapra la strada della trattativa con Arvedi. Dipiazza a quell’ora aveva fame e quindi fretta di chiudere, ma almeno non ha detto di no. |
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Il 31-10-2007 Giovanni Costa ha scritto: Non conosco proprio del tutto esattamente la storia della Ferriera, comunque è sicuro che essa esiste, sempre nella stessa posizione, funziona e, quindi inquina, da circa 100 anni (un secolo). Il fatto che solo adesso o da poco si parli di inquinamento della Ferriera e del reale pericolo che esso rappresenta ci indica chiaramente la disonestà degli amministratori, in particolari di quelli passati. Per 100 anni si è lasciato che la gente morisse, solo per guadagnarci sopra ed ingrassare i capitalisti, ora i nodi vengono al pettine. E' difficile ed arduo dire cosa fare nella situazione che si è creata; i primi responsabili sono quelli di una volta. Fatti analoghi sono avvenuti anche per l'amianto, si sapeva e si taceva, la gente poteva morire. Questo con la convivenza di tutti, anche della Chiesa, per questa, infatti, è importante solo che non vi siano GAY, i quali non fanno male a nessuno, poi si può morire per amianto, per inquinamento da Ferriere, ecc.
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