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Ancora un altro blog? Forse, ma forse anche un mezzo per mantenere il dialogo nel tempo con le cittadine e i cittadini, che mi hanno votato, o che non mi hanno votato, ma che comunque rappresento nel Consiglio comunale di Trieste. Un mezzo per raccontare la città dal mio punto di vista privilegiato..., per confrontarmi, ma soprattutto un mezzo per ascoltare la città.
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Giovedì, 1 Novembre 2007
trieste italianisssssssssssssima

A tanto non erano arrivati neppure i più nostalgici. Ieri sul Piccolo l’ex presidente della Fipe Franco Deruvo ha spiegato che Trieste è di grande interesse per i turisti «perché tutti ne hanno un’idea molto forte come della città patriottica, della città italianissima, una città insomma in cui la storia è qualcosa che incuriosisce». Alla domanda se è un marchio vendibile, ha risposto: «Esatto, proprio un buon marchio». Speriamo che per la gioia dei turisti non voglia imporre ai cittadini di vestire abiti risorgimentali, stile “ritorno di Trieste all’Italia”. Ma che dire delle comunità ebraica, slovena, greca, serba, armena, ecc. ecc. con i loro palazzi, i teatri e le chiese? Nel terzo millennio non sarebbero un “marchio” più vendibile la convivenza e il “meticciato”? |
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Il 01-11-2007 Giovanni Costa ha scritto: Già, ricordiamo; primo, se a Trieste vi sono tutte queste minoranze, il merito è dell'Austria - Ungheria, è stata, ad esempio, Maria Teresa a concedere ad Omero Damasceno la patente per la costruzione della prima Chiesa Greco-Ortodossa a Trieste, ecc.
Secondo, chi è italianissimo, dovrebbe andare a Redipuglia e ricordare che i morti sono tutt'altro che tutti lì; invece di fare scuole, di pensare a combattere l'analfabetismo, a provvedere ad uno sviluppo, l'Italia ha pensato a fare guerra, in nome di una lingua, ma come può esservi un principio linguistico se la maggioranza della popolazione è anafalbeta? Come era nel 1915.
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