Martedì, 20 Novembre 2007
roberto damianiIn Consiglio comunale è andato ieri in scena il saluto a Roberto Damiani. Presenti Bassa Poropat, Budin e Menia, ci sono stati l’intervento affettuoso del sindaco e il dono del sigillo trecentesco. Poi la lettera di commiato di Damiani e il dono della magnum di champagne dai consiglieri. Poi ancora tutti in fila a stringergli la mano, ad abbracciarlo, a bisbigliarli un ricordo o un episodio condiviso. La malattia lo ha divorato e la pena per quell’uomo, che tutti ricordiamo sicuro di sé e forte fino quasi a essere violento, era grande. Così, come sono scemate la sua sicurezza e la sua forza, altrettanto sono scemati gli odi, i rancori e le contestazioni, che specie nella destra, ma non solo, avevano accompagnato i suoi mandati di assessore prima e di parlamentare dopo. Probabilmente è nella natura degli uomini – si dice così? – rimuovere di fronte alla malattia e alla morte le asprezze, che avevano caratterizzato i rapporti personali e in questo caso anche politici del tempo passato. Resta l’atmosfera, commossa e ambigua al tempo stesso, che ha accompagnato il saluto. Per parte mia, non poteva essere altrimenti, ho ricordato le splendide mostre d’arte, Rosenquist, Dine e Basquiat, e l’incendio del tetto di Sant’Antonio a causa di un fuoco di artificio. Nel pieno delle polemiche della destra, che colsero l’occasione per accusarlo anche dell’incendio, mi domandò con fare complice: «Contento? Ti ho bruciato la chiesa». |