Lunedì, 26 Novembre 2007
libertà obbligatoria«Nasce domani il nuovo gruppo di Lamberto Dini in Senato. Willer Bordon, Giuseppe Scalera, Natale D’Amico e lo stesso Dini lasceranno il gruppo del Pd». Dopo il Partito comunista italiano, il Partito Radicale, il Partito dei Democratici di Sinistra, l’Alleanza Democratica, l’Unione Democratica, l’Italia dei Valori, i Democratici, la Margherita e una nuova Unione Democratica, Bordon approda ora all’Unione dei Liberal-democratici. Mi ricorda l’album “Libertà obbligatoria” di Giorgio Gaber: «E mia madre, la mamma, una santa... azione cattolica... destra della DC, nel dopoguerra... ha votato PCI. E allora uno dice: come è cambiata la mamma !... Che dialettica... No, lei è rimasta uguale, tale e quale. Sono i partiti che... ssvvtt!... slitten... slittano! Viva!... E se i partiti slittano, da vecchio uno si trova ad essere più rivoluzionario... nominalmente». Anche se nel caso di Bordon, stando alle categorie tradizionali e ormai desuete della politica, lo spostamento sarebbe inverso a quello della mamma di Gaber: da sinistra via via sempre più a destra. Ma è poi una scelta politica, o piuttosto una tecnica per restare nella “casta”? Tecnica proficua, non c’è che dire. Bordon ha certamente il dono di una notevole lungimiranza e poi anche un culo non indifferente: sindaco di Muggia, parlamentare del Pci uscito vincente dal duello con Antonino Cuffaro sostenuto dalla federazione di Trieste, parlamentare del Pds ripescato per una manciata di voti, sottosegretario con D’Alema, ministro con Amato, senatore nel 2001 dopo aver sconfitto ai punti Maurizio Gasparri, capogruppo della Margherita in Senato nella XIV legislatura e poi ancora senatore dal 2006. Ora sembra si voglia candidare sindaco di Roma, ma per farlo dalla parte dei cittadini e contro la casta si dimetterà da senatore. Sono pronto a scommettere che se lo farà veramente, gli riuscirà anche di salire al Campidoglio quale primo cittadino di Roma. Ma nella sua biografia ho dimenticato che è stato anche funzionario del Pci, poi del Pds e dei Ds. Questo anche mentre inventava e militava in altri partiti. Tanto da ricevere la liquidazione dalla federazione dei Ds di Trieste, quando è andato in pensione. Peccato solo che aveva promesso di versarla come contributo al partito e non lo ha fatto. Ma si sa: lui non è un politico. |