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Ancora un altro blog? Forse, ma forse anche un mezzo per mantenere il dialogo nel tempo con le cittadine e i cittadini, che mi hanno votato, o che non mi hanno votato, ma che comunque rappresento nel Consiglio comunale di Trieste. Un mezzo per raccontare la città dal mio punto di vista privilegiato..., per confrontarmi, ma soprattutto un mezzo per ascoltare la città.
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Domenica, 2 Dicembre 2007
a proposito degli esami di riparazioneAttenzione a chiamarli esami di riparazione! Perché il Ministero vuole essere politically correct. È un po’ come la storia dell’andicappato che diventa disabile e poi diversamente abile. Così gli studenti non sono rimandati a settembre. È sospeso soltanto il giudizio dello scrutinio di giugno e rinviato a settembre dopo i corsi di recupero, una verifica scritta o orale e un nuovo scrutinio... La mia formazione di insegnante l’ho fatta nella scuola media inferiore (e ho ricordato nella conferenza di mercoledì scorso che devo molto a una grande preside...), dove ho imparato a ragionare in termini di programmazione il più possibile individualizzata con definizione di obiettivi minimi per ciascun allievo. Così però non si riesce a fare, o non si fa, nella scuola superiore, se non nei casi di riconosciuta disabilità. Certo gli obiettivi minimi sono fissati, ma per la classe intera, e solo raramente vengono rivisti sulla base dei risultati conseguiti. Per un anno sono stato figura obiettivo per il contrasto alla dispersione scolastica in un istituto professionale di “frontiera”. Il progetto ministeriale, poi cassato per motivi di risparmio di spesa, prevedeva che un insegnante fosse distaccato nelle scuole a rischio per lavorare sugli studenti del primo e secondo anno al fine di prevenire bocciature e abbandoni. La figura obiettivo assumeva il ruolo di “mediatore” tra gli studenti e i professori: verificava le assenze prolungate e le votazioni negative, conduceva colloqui con i ragazzi e i colleghi, prendeva contatti con le famiglie, le strutture sociali di base e i presidi delle scuole medie di provenienza. Così alla fine poteva tracciare un quadro complessivo su ciascun studente a rischio. Dopo il primo quadrimestre io stillai in più una statistica sui risultati dello scrutinio per verificare materia per materia le percentuali di voti negativi. In alcune classi e in alcune materie il risultato fu sorprendente: i voti negativi e i non classificati superavano ampiamente il 75%. A quel punto ebbi il sostegno da parte del preside, che forte della mia statistica chiamò i singoli insegnanti e impose loro di rivedere le programmazioni e gli obiettivi minimi. Ricordo che un’insegnante di matematica venne da me in lacrime, perché così avevo finito con il mettere in discussione trent’anni del suo onorato lavoro. Dovetti fare il sostegno all’insegnante, che a giugno però tornò a ringraziarmi, perché la nuova programmazione con sua grande soddisfazione le aveva permesso di promuovere la grande maggioranza degli allievi senza dover rinunciare a un sufficiente livello di preparazione. La dispersione nel biennio grazie al lavoro di tutti, preside e insegnanti anzitutto, calò quell’anno da oltre il 60% a ben sotto il 20%. Io venni premiato: l’anno seguente il progetto venne infatti cassato e mi rimandarono in cattedra a insegnare la mia materia (per altro amata). Questo per sostenere che non è tanto l’esame di riparazione il nodo da sciogliere, perché arriva a conclusione dell’anno scolastico, quanto le strategie che si mettono in campo durante l’anno. L’ordinanza del Ministero prevede infatti l’istituzione di corsi di recupero in itinere e di sportelli per materia, quali supporti agli studenti in difficoltà. Va forse rafforzata la verifica delle programmazioni per materia e degli obiettivi minimi, garantendo anche un supporto formativo agli insegnanti delle superiori. Certo, tornando in cattedra, il punto di vista rischia di cambiare. Penso alla “fatica” che si incontra specie nelle classi prime con quel gruppetto per quanto minimo di studenti, che difficilmente si riesce a coinvolgere e a impegnare nel lavoro. Quel 5% che non riesci a “schiodare”. Spesso, almeno all’apparenza, non sembrano particolarmente problematici e pur avendo abilità sufficienti manifestano una sorta di rifiuto verso la scuola. Quelli per cui ti scappa un «ma vai a lavorare». Quelli che rischiano di mortificare il tuo lavoro e soprattutto la tua disponibilità. L’ordinanza del Ministero prevede però che vadano misurati anche interesse, impegno e partecipazione ed è giusto che sia così per riconoscere il lavoro di chi fatica a conseguire gli obiettivi e per censurare i “furbetti”. |
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Il 03-12-2007 fabioomero ha scritto: Nel mio qualcosa ho provato a fare: dopo un compito disastroso nei risultati dal titolo “L’Impressionismo conclude il periodo dell’arte moderna iniziato nel ‘400. È detto infatti che con il Post-impressionismo si ha il superamento del concetto rinascimentale, definito da L.B. Alberti, che il quadro è una «finestra attraverso cui guardare il mondo». In massimo 20 righe commenta questa affermazione indicando anche alcuni riferimenti a movimenti e artisti a tua scelta.” nel secondo compito ho proposto quale traccia “Analizza le immagini anche da un punto di vista grammaticale e compositivo e in 20 righe illustra i caratteri del futurismo di Boccioni.” con le riproduzione degli “Stati d’animo” – gli addii, quelli che partono e quelli che restano -.
Il 02-12-2007 Marta ha scritto: Dalla "grande preside" - ma dài, che grande mai! - hai imparato, forse, probabile, anzi incertissimo che nella scuola media inferiore eravamo obbligati per legge a fare la programmazione e a comunicare gli obiettivi minimi. Per legge, Fabio: qui sta il punto. Nella scuola media superiore non c'è stata la medesima innovazione e quindi ognuno va per la sua strada. Fare dei corsi o degli interventi di recupero in itinere mi sembra l'unica strada da percorrere: tutti gli insegnanti dovrebbero preparare del materiale didattico alternativo da usarsi proprio per il recupero in itinere. Infatti l'apprendimento si realizza quando una nozione dopo l'altra va a incrementare la mappa cognitiva, non certo quando si rovescia addosso tutta la materia (vedi corsi di recupero o esami di riparazione ). La valutazione negativa ( non sono mai riuscita a capire i 2,3,4 che danno i professori. cosa significano?E' una valutazione del carattere,non della conoscenza, perchè indicare una conoscenza non acquisita - si tratta di questo,no? - basta mettere 5 (visto che la scala di valutazione va dallo 0 al 10 ) va combattuta subito, sul monento. Il che comporta, però, delle misurazioni obiettive e possibilmente scritte - l'interrogazione orale non è un metodo valido di valutazione, se non nel caso della retorica o dell'oratoria - che si dicono oggettive perchè il risultato è uguale per l'insegnante e l'allievo. E' quindi un metodo che non perdona(!) nulla: nè all'insegnante nè all'allievo, ma che è scevro di altre componenti pericolose. Applicare per credere. Potrei andare avanti al'infinito, ma mi fermo qui, facendoti solo una domanda: perchè non applichi alla/e tua/e classe/i ciò che aveva portato a risultati così positivi nel tuo anno da tutor?
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