Venerdi, 28 Dicembre 2007
Il sindaco a fine anno vanta tra i propri meriti per il 2007 il Porto vecchio, la Grande viabilità, i rapporti con Venezia, Lubiana, Zagabria e Vienna e addirittura l’abbattimento del confine.
In altre occasioni ha fatto suoi anche il rilancio del porto e lo sviluppo di ricerca, innovazione e università. Certo, gli va riconosciuta la capacità di cogliere i cambiamenti politici ed economici in atto, di fare un buon marketing del territorio e di tessere relazioni giuste con sindaci e presidenti di enti. Ma da questo ad attribuirsi i meriti delle grandi trasformazioni in atto, della stessa nuova collocazione geo-politica di Trieste, ce ne corre.
Nessuno nega che il rilancio economico della città avrà ricadute benefiche anche per la qualità della vita dei triestini. Che le politiche sociali senza un Pil adeguato non si pagano. Ma il quesito è: oltre a essere un ottimo ambasciatore (venditore?) di Trieste, il nostro sindaco si ferma ancora a guardare dentro la sua (nostra) città? Esistono sacche di povertà critiche, ci sono fasce di lavoratori disoccupati o a rischio di espulsione dal mercato del lavoro, la casa resta per molte famiglie un grave problema, ci sono mendicanti agli angoli delle strade e non tutti sono vittime del racket combattuto a suon di ordinanze, ci sono barboni che muoiono al freddo dei magazzini fatiscenti. L’abbattimento del confine non sfama e non ripara questi cittadini, eppure i servizi sociali del Comune latitano. La qualità della vita dei triestini, anche per quelli meno sfortunati, è dare risposte in termini di servizi, che tra addizionali irpef e tarsu stanno già abbondantemente pagando. Eppure la pulizie delle strade e l’asporto delle immondizie lasciano a desiderare, la situazione delle scuole dell’obbligo è al limite della decenza, le periferie sono dimenticate dai grandi interventi di ristrutturazione di strade e piazze. Per non parlare del piano del traffico che non c‘è più, dell’aria che non è tutta colpa della ferriera, del verde pubblico e della cementificazione delle poche aree di pregio di un piano urbanistico che è arrivato in colpevole ritardo.
È vero! Rispondendo a questi bisogni è più difficile stare nei libri di storia, ma per il 2008 conto che Dipiazza voglia stare anche nel cuore dei triestini, di tutti. |