il fai da te di casini

8 Febbraio 2010 - Autore: fabio omero

Non amo un granché Di Pietro e De Magistris. Ma d’altra parte non amo neppure tanto Casini e Buttiglione.

Così registro la battuta su Casini: «È nervoso perché ha capito che gli si è chiuso un forno e gli è rimasto un dito dentro…» e la sua replica: «Io il forno di solito non lo uso, ho quello al microonde dato che faccio il fai da te in casa, mi riscaldo le cose, non sono problemi. Con i forni non ho mai avuto difficoltà. Sui forni noi abbiamo una tranquillità totale. La politica dei due forni è un grande atto di indipendenza dell’Udc».

Nessun dubbio che anche la politica dell’Udc sia una minestrina riscaldata?

il prof di storia dell’arte

6 Febbraio 2010 - Autore: fabio omero

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di Luca Bencich - 1 sp A - Isa Nordio Trieste

romoli comunista

5 Febbraio 2010 - Autore: fabio omero

Il Comune di Gorizia è retto dal sindaco Romoli e da una maggioranza di centrodestra. Eppure ricorrendo ai cofinanziamenti della Comunità europea per la cooperazione transfrontaliera Gorizia ha avviato l’iter per la redazione del piano regolatore con il Comune sloveno di Nova Gorica. I gruppi europei di cooperazione territoriale (GECT) sono strumenti di cooperazione a livello comunitario e sono finanziati attraverso il Fondo europeo di sviluppo regionale. Tra i settori d’intervento ci sono lo sviluppo dell’innovazione e della società basata sulla conoscenza, l’adattabilità ai cambiamenti economici e sociali e la tutela dell’ambiente. E ancora: la ricerca di soluzioni congiunte a problemi comuni tra le autorità confinanti, come lo sviluppo urbano, rurale e costiero e la creazione di relazioni economiche e di reti di piccole e medie imprese.
Quando a Trieste abbiamo sostenuto che non si può redigere un piano urbanistico chiuso dentro i confini comunali, ma che anzi deve superare anche i confini nazionali, quando abbiamo sostenuto che un piano urbanistico deve intervenire anche sui progetti infrastrutturali e sullo sviluppo economico del territorio, siamo stati definiti “comunisti”. Oggi Romoli smentisce clamorosamente Dipiazza. Lo smentisce e lo surclassa, visto che il Comune di Trieste per il 2010 mette a bilancio la ridicola cifra di 25 mila euro di contributi europei.

riforma

4 Febbraio 2010 - Autore: fabio omero

Roma, 4 febbraio 2010

“La riforma dei licei ha ricevuto il via libera definitivo da parte del Consiglio dei Ministri. Si tratta di una riforma epocale che partirà dal 2010 e che segna un passo fondamentale verso la modernizzazione del sistema scolastico italiano. L’impianto complessivo dei licei, infatti, risale alla legge Gentile del 1923” - così il comunicato stampa del Ministero.
Poi sul sito si legge di un incremento orario dell’asse matematico-scientifico, di un potenziamento delle lingue straniere, di un insegnamento nel quinto anno di una disciplina non linguistica in lingua straniera, di una valorizzazione della lingua latina, di una valorizzazione della qualità degli apprendimenti piuttosto che della quantità delle materie, ma ancora nulla sul quadro orario delle materie. O meglio “il quadro orario sarà annuale e non più settimanale, in modo da assegnare alle istituzioni scolastiche una ulteriore possibilità di flessibilità. Tutti i licei prevedranno 27 ore settimanali nel primo biennio e 30 nel secondo biennio e nel 5° anno con le seguenti eccezioni: nel liceo classico negli ultimi 3 anni sono previste 31 ore, per rafforzare la lingua straniera; nell’artistico fino a 35 ore e nel musicale e coreutico fino a 32, poiché in questi due percorsi sono previste materie pratiche ed esercitazioni”.
Ma alla fine ancora non ho capito quante ore di storia dell’arte faranno i miei studenti dal prossimo anno e secondo quali criteri ne faranno di meno, di più o le stesse. Del resto da una riforma piombata* dall’alto non c’è molto da aspettarsi.

(*  piombare: 1. impiombare, riempire di piombo; 2. chiudere con sigilli di piombo; 3. appesantire con il piombino; 4. cadere con moto improvviso e violento dall’alto)

bilancio gonfiato

3 Febbraio 2010 - Autore: fabio omero

Per capire se un piano delle opere è un libro dei sogni o meno bisogna attendere il rendiconto. E l’ultimo rendiconto licenziato dal sindaco Dipiazza, quello relativo al 2008, non appare tanto lusinghiero, visto che la differenza tra spese in conto capitale, ovvero le spese per le opere pubbliche, effettivamente impegnate e quelle previste a inizio anno registrava un - (meno) 48,46%. Il che significa che per metà il suo piano delle opere era stato un libro dei sogni.
Quest’anno per finanziare le opere Dipiazza prevede la bellezza di 63 milioni trasferiti dalla Regione con un aumento netto di 50 milioni rispetto a quanto effettivamente incassato l’anno scorso. Ma anche questi numeri si lasciano scrivere, perché l’anno scorso dovevano essere 36, ma si sono ridotti nei fatti a 13 milioni e mezzo. Nel 2009 infatti si prevedeva di costruire per 87 milioni, oggi, in attesa del nuovo rendiconto, si calcola che saranno stati impegnati circa 51. Il che significa che il Comune, ben che vada, riesce a cantierizzare appena il 60% di quanto previsto a inizio anno.
I primi dati che ci arrivano sul bilancio 2010 rendono così ancora più allarmante il quadro generale, perché tendono a gonfiare virtualmente la spesa in conto capitale per mascherare una situazione economica al limite della sostenibilità. Del resto nelle entrate colpiscono anche le voci di recupero dell’evasione dell’Ici e della Tarsu, che dallo zero dell’anno scorso passano ai 4 milioni e mezzo di quest’anno, una innovativa e per questo preoccupante “addizionale erariale” di 3 milioni sulla stessa Tarsu e una crescita dei proventi dai servizi a domanda individuale, le famose tariffe, del 6,5%, giustificato dall’assessore Ravidà come una maggior domanda dell’utenza registrata per ora solo ufficiosamente in un rendiconto ancora tutto da scrivere. Entrate vere o entrate solo scritte sulla carta?

giorgio de rosa

2 Febbraio 2010 - Autore: fabio omero

Un adempimento che da capogruppo mai avrei voluto fare. La notizia della morte di Giorgio De Rosa ci ha colto di sorpresa ieri sera pochi minuti prima che iniziasse il Consiglio comunale, consapevoli, tanti di noi che in quell’aula lo hanno conosciuto, che la sua commemorazione non sarebbe stata una ritualità. Tanti da una parte dello schieramento e dall’altra hanno preso la parola per ricordarlo, tutti per testimoniare uno stile che noi per primi non siamo mai stati capaci di imitare. Fuori dalla retorica, per me Giorgio è stato un amico, generoso in tutti i sensi, un riferimento e vorrei dire un maestro per come ha interpretato il ruolo del politico. Consigliere sempre preparato con un amore spiccato per l’urbanistica. Un capogruppo grande mediatore che ebbe il merito, e bene lo ha ricordato Piero Camber, di guidare e di tenere unita la maggioranza quando in Comune governò Illy. Come dimenticare le sue sempre lucide critiche, i suoi coerenti contributi per correggere proposte non condivise e la fine ironia con cui al termine degli interventi dichiarava pur sempre il voto favorevole in nome di quella coesione politica di cui era il primo interprete. Entrò in Consiglio la prima volta nel 1978 nelle file del Pci e partecipò poi al percorso riformista della sinistra fino all’adesione al Partito democratico. Percorso coerente con la sua storia anzitutto di laico, certo comunista, profondamente democratico e liberale. Ma soprattutto Giorgio De Rosa è stato uomo di cultura, collezionista e grande conoscitore dell’arte contemporanea anche triestina, melomane e consigliere oltre che sostenitore del Teatro Verdi. E quella cultura ha sempre saputo portare anche nel suo impegno civico. Un politico e un signore d’altri tempi, appunto, come tutti ieri lo hanno voluto ricordare.

il cellulare laicista

30 Gennaio 2010 - Autore: fabio omero

Quando sul mio nokia provo a scrivere “vescovo” compare “verbot?”. Che tradotto dal tedesco equivale a “divieto?” “proibizione?” Marshall McLuhan sosteneva che la tecnologia, come estensione dell’uomo, intensifica alcuni organi o facoltà dell’utente. Come dire che il telefonino estende il mio laicismo.

scusate le autocitazioni, l’età avanza…

29 Gennaio 2010 - Autore: fabio omero

Sulla città metropolitana la Lega tenta di tirare la volata, magari solo per vedere chi la segue. Eppure la proposta ha motivazioni valide contro le quali si saldano però interessi, anche legittimi, di parte. La riduzione dei consiglieri e la semplificazione in genere dei passaggi burocratici sono certamente elementi a suo favore. Ma il punto forte è nel disegno di un unico ambito territoriale di intervento integrato. È dal 2006, dalle elezioni comunale e provinciale, che scriviamo sui nostri documenti che va prevista una conferenza metropolitana a scala provinciale per superare la frammentarietà della pianificazione nella realtà triestina. Che è necessario che gli Enti, che hanno competenze di pianificazione, e cioè Comuni, Provincia, Autorità portuale, Ezit e Area di ricerca, sottoscrivano un patto che li impegni a uniformare i loro piani a un disegno condiviso di utilizzo del territorio e delle sue risorse nella provincia di Trieste. E del resto la recente esperienza del piano regolatore comunale è la conferma che la scala solo comunale non è in grado di definire linee strategiche di sviluppo economico e sociale per il territorio triestino.

Il 31 dicembre 2006 scrivevo gli auguri sul mio blog – la città ora deve confrontarsi con un sindaco che, per quanto “tiri la carretta e chieda anche a noi di spingerla”, non è stato ancora in grado di tirare fuori dal cassetto, non dico un progetto, ma neppure un’idea di sviluppo. Avremo qualche strada asfaltata in più, qualche nave bianca in più, ma nessun ruolo della città verso l’Europa che si allarga a est. Manca al sindaco la capacità e anche la voglia di chiamare intorno a sé gli altri enti e istituzioni e scrivere quel piano strategico che altre città, vedi Torino tra tutte, hanno elaborato già da anni avviando politiche di sviluppo e promozione dei loro territori. E sinceramente sono pessimista che lo farà la presidente della Provincia –. Tre giorni dopo ritornai sul tema – Scusate, ma resto pessimista che i buoni auspici si trasformino nel 2007 in reale voglia e capacità da parte degli enti di individuare alcuni, pochi, obiettivi comuni e di indirizzare le reciproche politiche nella stessa direzione di marcia. Spero che i fatti mi smentiscano nei prossimi mesi e che gelosie, primogeniture e ripicche non pregiudichino le intese. Eppure per fare squadra è necessario che a un ente venga riconosciuto dagli altri il ruolo di coordinatore, di guida del processo di concertazione e promozione. Alla presidente della Provincia Maria Teresa Bassa Poropat riconosco il merito di aver lavorato in questi primi mesi a rimettere in sesto una macchina che amministrativamente e finanziariamente era in condizioni disastrate. Ma come per il Governo Prodi, anche per la Provincia di Trieste questo non è sufficiente, se si vuole superare una fase di pura sopravvivenza e (ri)lanciare invece il suo ruolo politico di ente intermedio di coordinamento e di programmazione sul territorio. Questo è quanto abbiamo sottoscritto, Bassa Poropat e noi tutti segretari dei partiti del centrosinistra, quando abbiamo condiviso il programma per le elezioni di aprile: “di fronte alla frammentarietà delle politiche urbanistiche… la Provincia si assumerà il ruolo di convocare una conferenza territoriale provinciale per coordinare…” Abbiamo sottoscritto questo testo, ma non tutti sembrano ora ricordarsene. Se poi invece si chiamerà “piano strategico”, ben venga. Ma la logica è altra, è anzitutto quella di chiamare alla responsabilità gli altri enti, “creare sistema” appunto e farsi riconoscere l’autorità per coordinarli. La Provincia, questo non ha ancora iniziato a fare… –. Sembra ieri eppure sono passati tre anni. Il giorno dopo Marta mi invitò a – fare un paio di esercizi zen sulla (mia) tendenza a dire pubblicamente ciò che sarebbe permesso ad un cittadino qualsiasi, ma non ad un segretario politico –. Già, perché allora scoppiò una piccola bagarre politica, ma se oggi lasciamo alla Lega il ruolo di guidare la rivoluzione amministrativa, la responsabilità è tutta nostra.

cose dell’altro secolo…

28 Gennaio 2010 - Autore: fabio omero

o altro millennio.

«I nostri bambini a ricreazione parlano italiano, perché piuttosto non si insegna lo sloveno nelle scuole italiane?», così il segretario regionale della Slovenska skupnost, Damijan Terpin.

Ma ci pensa bene la preside dei licei Preseren e Slomsek, Loredana Gustin, a smentirlo: «Chi fa interventi politici non conosce forse la situazione, io a scuola sento parlare sloveno, italiano, dialetto triestino, dialetto sloveno del Carso, non si può parlare di “annacquare” la slovenità, sono cose di un’altra generazione, i giovani non sentono questo macigno, e noi sloveni non possiamo ulteriormente chiuderci…».

bacchette magiche

27 Gennaio 2010 - Autore: fabio omero

Il bilancio del Comune è l’atto politico programmatorio per eccellenza, sul quale si misura anche la tenuta della maggioranza e il sostegno al sindaco.
Per il 2010 le ipotesi parlano di 9 milioni e 200 mila euro di minori entrate rispetto al 2009 e di 200 mila euro di maggiori spese. Ma anche fatto tesoro degli avanzi sul consuntivo 2008 e sull’assestamento 2009 restano senza copertura oltre 2 milioni e mezzo di euro.
La favola del Comune-formichina di fronte a questi numeri appare quanto meno mal scritta. E infatti l’assessore Ravidà è chiaro quando ai dirigenti spiega che «non vi sono ulteriori margini di manovra nell’aumento delle entrate se non mediante l’adozione di provvedimenti di introduzione di nuove tariffe o di approvazione di aumenti delle tariffe vigenti». E in attesa di conoscere le “nuove tariffe” sappiamo già che a crescere saranno la Cosap, a danno soprattuto di esercenti, commercianti e piccole imprese artigiane edili, e le tariffe per i servizi pubblici a domanda individuale, ovvero le rette per le case di riposo, gli asili nido e i servizi scolastici e le tariffe per i bagni pubblici, i servizi cimiteriali, gli impianti sportivi e i mercati, a danno quindi di tutti i cittadini utenti. Un tanto alla faccia del protocollo siglato nel 2009 con le forze sindacali, che impegnava il Comune a una riduzione delle tariffe. A crescere saranno pure le contravvenzioni per le violazioni al codice della strada, mentre imposte e tasse non si potranno toccare, ma solo perché la pressione tributaria del Comune di Trieste già negli anni scorsi aveva superato la soglia dei 500 euro a cittadino dopo l’applicazione massima consentita dell’addizionale Irpef e l’incremento del 27,3% della Tarsu nel 2007.
Ma l’assessore ha ben chiaro anche che neppure le manovre tariffarie saranno sufficienti a colmare il deficit tra risorse correnti disponibili e spese correnti di funzionamento della macchina amministrativa. Necessario quindi anche un contenimento delle spese. A essere colpiti saranno anzitutto i lavoratori con la mobilità interna del personale e il blocco del turnover e poi il no profit, che si vedrà cancellati contributi e benefici a vario titolo.
Così nel bilancio 2010 ci apprestiamo a leggere ancora una volta la denuncia della fortissima crisi del comparto produttivo, crisi che pregiudica proprio il gettito trasferito agli enti locali, ma neppure una parola e tanto meno un euro sulle strategie del Comune quanto a promozione dell’economia di Trieste. Anche quest’anno sarà sufficiente leggere la voce delle entrate irrisorie da progetti europei per capire che non c’è alcun programma di sviluppo, ma solo tasse e tariffe.
La bacchetta magica sarà ancora una volta necessaria al sindaco, ma questa volta gli servirà per tenere insieme la sua maggioranza.