15 Marzo 2010 - Autore: fabio omero
«In questa festa di primavera, in questa festa dell’alternativa vogliamo dire che democrazia e lavoro, democrazia e questione sociale sono parole gemelle, sono parole che si danno la mano. Ci dice questo la prima pagina della più bella Costituzione del mondo, la nostra Costituzione. Ci dice questo la realtà dei fatti di oggi nella crisi. Lo vediamo con chiarezza: più picconi le regole, più stringi gli spazi della democrazia e meno hanno voce e risposta i problemi della gente. Questo è il problema dell’Italia di oggi.
Cari amici e compagni, dalle nostre piazze oggi viene un messaggio forte, chiaro e positivo: è ora di cambiare l’agenda del Paese. Si riaprano tutti gli spazi della democrazia e delle regole nel Parlamento, nell’informazione, nella discussione pubblica, nel sistema delle decisioni. Si illumini la questione sociale finalmente, si dia voce e risposta ai problemi degli italiani ed è il lavoro il primo problema. Il lavoro di oggi e il lavoro di domani, il lavoro del dipendente, dell’autonomo, del piccolo imprenditore che ha investito, che ci crede e che fa bene il suo mestiere. Il lavoro che sfugge di mano alla nuova generazione. Dare lavoro, diciamolo da qui. Dare lavoro, dare lavoro con un grande piano di piccole opere affidate ai Comuni. Dare lavoro con un piano per l’efficienza energetica e le fonti rinnovabili. Dare lavoro riprendendo una linea di politica industriale e di committenza pubblica. Dare lavoro sollecitando i consumi e mettendo cioè un po’ di soldi in tasca a chi ha bisogno di spenderli per vivere dignitosamente. Dare lavoro ripristinando crediti di imposta automatici per il mezzogiorno. Dare lavoro cancellando i tagli drammatici alla scuola e alla ricerca. E dare lavoro migliorando per la nuova generazione le regole del lavoro, non distruggendole le regole, non frantumando le regole come sta avvenendo.
Il lavoro dunque e le grandi questioni sociali e ambientali. La sanità e la scuola, la sanità universalistica e a responsabilità pubblica, la scuola universalistica e a responsabilità pubblica. I grandi servizi, i pilastri dell’eguaglianza e dell’integrazione davanti ai quali per noi, diciamolo forte, non c’è né povero né ricco, né bianco né nero, né sud né nord. Teniamo su i nostri ideali, i nostri valori. Non lasciamoli muti. Facciamoli parlare nella vita reale. E discutiamo finalmente della non autosufficienza. Discutiamo di quanto costa una medicina a un pensionato. Parliamo di questo. E davanti alla distruzione della scuola pubblica chiediamoci finalmente che futuro vogliamo per il nostro Paese. Che Paese vogliamo nel nostro futuro. Vogliamo un Paese che regala sanatorie e miliardi agli esportatori di capitali e poi manda i bambini a scuola con la carta igienica nella borsa? Ma è questo il Paese che vogliamo?
Noi di tutto questo parleremo nella campagna elettorale. Regione per regione, luogo per luogo e diremo che un’altra Italia è possibile. E la costruiremo con poche parole: lavoro, onestà, serietà, regole, civismo. Sono le parole di queste nostre piazze. Sono le parole di una grande riscossa democratica. Viva il lavoro, viva la Costituzione, viva l’Italia di domani!» (Pierluigi Bersani, 13 marzo 2010, Piazza del Popolo, Roma)
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13 Marzo 2010 - Autore: fabio omero
Piattaforma logistica, bonifica del sito inquinato, infrastrutture ferroviarie. E ora fiera, burattini e liceo musicale. Ma «non c’è un problema fra Udine e Trieste» dice Dipiazza e ha ragione, tanto più che Trieste può vantare l’allineamento dei pianeti. Lui, il sindaco, è attivissimo: porta a spasso Berlusconi nella libreria di Umberto Saba, tratta alla pari con Frattini, incontra a Roma Castelli e Matteoli, discute con l’amministratore delegato di Rfi, è di casa con Tondo e Riccardi, chiama al telefono la Gelmini. Ma intanto la città è condannata alla marginalità. Se questa è la considerazione che hanno di Dipiazza nei palazzi romani e friulani, tanto attivismo rischia allora di diventare tragicomico, della serie i Piccoli di Podrecca in “Molto rumore per nulla”. Ogni riferimento alle marionette è puramente casuale…
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12 Marzo 2010 - Autore: fabio omero
Su L’Ante Fatto, il blog de Il Fatto Quotidiano, non c’è solo Berlusconi a ordinare: “Chiudete Annozero”. Ma ritornano anche il “garante” Innocenzi e Incantesimo.
Il 2 agosto del 2007 Innocenzi chiamava Saccà e cercava di concordare con lui, dopo un incontro con Berlusconi, le mosse per far cadere il governo Prodi: «Sono reduce da un incontro con il grande Capo (così il “Garante Indipendente” appella il suo controllato, cioè il padrone della Fininvest ndr) e abbiamo fatto un po’ di ragionamento di politica. Si è deciso di dare una spallata a questi qua (il governo Prodi ndr). A un certo punto gli ho detto: tra le varie cose che abbiamo, questo signore (Bordon, ndr) ha una moglie che fa quel mestiere (l’attrice, ndr) e attraverso Guido (De Angelis, produttore della fiction “Incantesimo”) l’avevamo messa anche su quella produzione (”Incantesimo”, ndr). Solo che quel pirla di Fabrizio (Del Noce, direttore di Rai1, ndr) l’ha stoppata. L’altro (Berlusconi, ndr) neanche ci ha pensato un secondo, non mi ha dato neanche il tempo di finire e ha preso il telefono e ha chiamato Fabrizio. Dicendogli: cazzo, scusa, mi serve per… la moglie di …».
(intercettazione 2 agosto 2007)
Effettivamente poi la parte sarà offerta a Rosa Ferraiolo, moglie di Bordon, che alla fine rifiuterà. E poi sarà organizzata una cena a casa Bordon alla presenza di Innocenzi, del produttore e delle rispettive. Mentre raggiungeva casa Bordon in auto, Innocenzi chiama De Angelis e gli dice che Berlusconi si è arrabbiato perché Bordon tentenna e non molla Prodi. A un certo punto Innocenzi spiega anche perché il senatore del Pd si ostina a votare per il Governo: «Se lo sono ricomprato». E poi aggiunge: «Non può solo avere, deve anche dare». Non basta. Innocenzi aggiunge anche quello che lui aveva fatto avere a Bordon: interviste a Rete 4, “Il Giornale”, Tg1 e “Panorama”. Tutto ottenuto grazie a lui. Il Garante.
(intercettazione 24 ottobre 2007)
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11 Marzo 2010 - Autore: fabio omero
Sorvolo sulla sindrome nazionale da complotto che colpisce ora anche Ferdinando Camon, quando prende le difese di Ratzinger. Sorvolo anche sulla sua subdola sovrapposizione tra pedofilia e omosessualità. Ma ritengo vergognoso che per giustificare le sue tesi riduca le violenze e gli stupri su bambini e adolescenti nei seminari a semplice “macchia sgradevole”.
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10 Marzo 2010 - Autore: fabio omero
Mentre a Trieste l’Udc porta in Consiglio comunale una mozione per la “promozione delle iniziative riguardanti l’educazione all’affettività e l’educazione alla sessualità“, a Roma, al liceo scientifico Keplero, macchinette per i preservativi saranno installate nei bagni, sia maschili che femminili, e offerti a prezzi più bassi rispetto a quelli distribuiti in farmacia: due euro per confezioni di tre pezzi, meno della metà. La notizia è oggi in prima pagina sul Corriere della sera. L’Udc triestina è invece ancora elettoralmente scandalizzata per l’iniziativa dei consultori familiari, che avevano semplicemente informato studentesse e studenti sull’accesso ai servizi anche per minorenni, accesso con garanzia di privacy previsto per legge, e ora vuole contrapporre all’informazione l’educazione affettiva e sessuale (*). A quali principi morali dovrà attenersi tale educazione è abbastanza prevedibile. Farà fede il catechismo.
I fidanzati sono chiamati a vivere la castità nella continenza. Messi così alla prova, scopriranno il reciproco rispetto, si alleneranno alla fedeltà e alla speranza di riceversi l’un l’altro da Dio. Riserveranno al tempo del matrimonio le manifestazioni di tenerezza proprie dell’amore coniugale. Si aiuteranno vicendevolmente a crescere nella castità.
Il piacere sessuale è moralmente disordinato quando è ricercato per se stesso, al di fuori delle finalità di procreazione e di unione.
Sia il Magistero della Chiesa - nella linea di una tradizione costante - sia il senso morale dei fedeli hanno affermato senza esitazione che la masturbazione è un atto intrinsecamente e gravemente disordinato.
Appoggiandosi sulla Sacra Scrittura, che presenta le relazioni omosessuali come gravi depravazioni, la Tradizione ha sempre dichiarato che gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati. Sono contrari alla legge naturale. Precludono all’atto sessuale il dono della vita.
È intrinsecamente cattiva ogni azione che, o in previsione dell’atto coniugale, o nel suo compimento, o nello sviluppo delle sue conseguenze naturali, si proponga, come scopo o come mezzo, di impedire la procreazione.
(* magari applicando la pedagogia dello Spatzen Chor di Ratisbona)
L’iniziativa romana nasce invece da una mozione approvata dalla Provincia di Roma e promossa da ScuolaZoo.com. Da sottolineare che i distributori saranno accompagnati anche da un seminario informativo tenuto dalla Lega italiana per la lotta all’Aids sulla prevenzione.
Video su You Tube
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9 Marzo 2010 - Autore: fabio omero
NOTA STAMPA di Roberto Cosolini, segretario del Partito democratico di Trieste, e Fabio Omero, capogruppo del Pd al Comune di Trieste.
Archiviato “Olio Capitale” si torna a discutere della sede della Fiera di Trieste. Ma a fronte di un discreto successo della manifestazione si continua anche a registrare il costante deficit della società per azioni, che con i contributi pubblici non è in grado di fare fronte alle spese annuali di gestione di un ente ormai obsoleto. Non intendiamo evocare l’immagine del “carrozzone” buono a garantire solo alcune poltrone in consiglio di amministrazione, ma è evidente ormai la sua insostenibilità economica, non più giustificabile neppure con la promozione di alcune manifestazioni specializzate di pregio. Ci interroghiamo allora se spostare la sua sede in Porto vecchio sarebbe la soluzione di un problema, che non riguarda queste manifestazioni temporanee, quanto il funzionamento dell’ente nel corso di tutto un anno. Tanto che per reperire i fondi necessari al trasferimento il sindaco si è inventato nel piano regolatore la destinazione dell’attuale ambito fieristico ad area strategica. Operazione di mera speculazione edilizia finalizzata solo a far lievitare il valore dei terreni di proprietà della Fiera. Come poi pensi di gestire la nuova sede non lo spiega, tanto che nelle 311 pagine di relazione programmatica del bilancio del Comune mai fa menzione di strategie di sviluppo e di promozione economica di Trieste con o senza la Fiera. Al sindaco, che tanto spesso ci richiama al risparmio della spesa pubblica e alla semplificazione degli enti, come partito e come gruppo consiliare abbiamo allora proposto con un ordine del giorno al bilancio di promuovere e avviare di concerto con gli altri soci pubblici e privati l’iter per lo scioglimento della Fiera Trieste spa e il trasferimento delle sue funzioni residue nell’organizzazione delle manifestazioni Olio Capitale, Liberamente, Domus persona, Triestespresso expo e Spirits & co alla Camera di commercio i.a.a. di Trieste. Perché crediamo che l’Ente camerale abbia le professionalità adatte per garantire comunque la continuità e il successo di questi eventi. Ma sindaco e maggioranza hanno bocciato il nostro ordine del giorno al bilancio, confermando che alla loro politica del “fare” non corrispondono mai atti amministrativi coerenti.
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8 Marzo 2010 - Autore: fabio omero
Ignazio Abrignani, responsabile elettorale nazionale del Pdl, oggi a mezzogiorno: «Adesso andiamo a completare l’operazione di deposito della lista, che è iniziata una settimana fa, all’ufficio centrale circoscrizionale».
«Semplice – racconta l’ex sindaco di centrosinistra di Monteporzio Catone, Roberto Buglia – per un errore, abbiamo presentato le liste con un paio di timbri in meno e siamo stati esclusi dalla competizione elettorale, colpa nostra. In ventiquattr’ore abbiamo regolarizzato la nostra posizione. La commissione mandamentale ci ha risposto picche. Siamo andati al Tar e sa cosa ci hanno detto? Ci hanno spiegato che le questioni elettorali si affrontano dopo le elezioni». Il centrodestra, ricorda Fabio Bartoli, ex capogruppo Pd :«ha sostenuto che sbagliando avevamo dimostrato di essere incapaci e quindi indegni di governare il Comune». (da L’Unità – 7 marzo)
oggi lunedì 8 marzo
- alle ore 19 a Trieste in piazza Unità SIT-IN per la difesa della legalità costituzionale davanti alla Prefettura
SÌ ALLE REGOLE
NO AI TRUCCHI
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6 Marzo 2010 - Autore: fabio omero
Ratzinger: «Le finalità e i propositi della vostra associazione hanno trovato riconoscimento in appropriate norme legislative, che hanno contribuito al formarsi di un’identità nazionale del volontariato di Protezione Civile, attenta ai bisogni primari della persona e del bene comune». (agenzia Apcom – 6 marzo 2010)
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6 Marzo 2010 - Autore: fabio omero
Prima il legittimo impedimento per giustificare le assenze. Poi un’inesistente bufera di neve per giustificare un ritardo. Povera scuola! Ora arriva anche l’interpretazione autentica secondo cui è sufficiente aver fatto ingresso nei locali muniti della prescritta documentazione perché sia riconosciuto il rispetto dei termini orari. E se poi tale documentazione risultasse incompleta sarà comunque valida se gli elementi mancanti saranno desumibili da quelli presentati e integrati entro 24 ore. «Ma dai, prof, non sia formale. Ieri sono arrivato a scuola in tempo. Poi però, visto che avevo dimenticato il compito sul tavolo in cucina, ho dovuto attendere che la mamma me lo portasse da casa. Così mi sono fatto un panino al bar. Che colpa ho io se ha suonato la fine dell’ora e lei non era più in aula. Ho lasciato comunque la brutta copia alla bidella. Questa qui è la bella…»
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5 Marzo 2010 - Autore: fabio omero
Di fronte al valzer delle poltrone nelle Aziende ospedaliera e sanitaria di Trieste e al Burlo e senza per questo assolutamente voler assolvere il centrosinistra e le scelte fatte nel passato sottoscrivo le parole di Ignazio Marino, quando sostiene che: «nella sanità, come in tutti gli altri ambiti, dalla scuola all’amministrazione pubblica, vanno introdotti sistemi di valutazione basati sull’efficienza, ma soprattutto sulla qualità. Ridefinire i criteri di selezione degli amministratori e dei professionisti ai quali affidare un ruolo direttivo nelle strutture sanitarie: l’abitudine delle segnalazioni politiche va sostituita con regole trasparenti e non aggirabili. Io da sempre denuncio l’assurdo meccanismo che permette alle giunte regionali di nominare i dirigenti delle Aziende sanitarie senza regole uniformi che tengano conto del merito e degli obiettivi da raggiungere. Spesso la nomina dei direttori generali si riduce ad una forma di sottogoverno che porta anche alla nomina di primari amici dei politici. C’è una commistione enorme tra politica e sanità. Un direttore generale è valutato non perché compra un’apparecchiatura, ma per la permeabilità alle raccomandazioni sulle nomine». Ma prendo atto che per i consiglieri regionali triestini del Pdl le nomine sono politiche e basta, senza autocritica e senza tema di smentita.
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