Il Comune arma la Polizia municipale e deve scegliere la pistola. Alla fine dell’iter invia la delibera alle Circoscrizioni, ma in alcune arriva con la parte deliberativa che prevede l’acquisto di una pistola in base alle motivazioni allegate, motivazioni riferite però ad altro modello.
Ieri si è riunita la Commissione trasparenza con tanto di assessore, vice-comandante e segretario generale. E, a parte la “logorrea” dell’assessore Sbriglia, che è pari solo a quella dell’assessore Ravidà, le sue spiegazioni sono state illuminanti. A valutare le pistole è stata la Commissione vestiario della Polizia municipale, integrata da due esperti. «Ora – ha dichiarato l’assessore – o sono tutti ladroni o non ci sono stati atti indicibili». Questa la sua filosofia. Non vorrete mica l’affollamento del carcere di cui è direttore?
Due erano le proposte andate in Commissione vestiario, due, perché lui non ha potuto proporre/imporre una terza, la Beretta, come avrebbe voluto, perché, questo sì, sarebbe stato un atto censurabile. Una pistola svizzera e una pistola francese. Entrambe avevano valutazione analoga. Anzi, non proprio, la pistola svizzera aveva alcune caratteristiche anche migliori dell’altra e quindi la Commissione si era espressa a suo favore. Ma poi il segretario, nonché direttore generale, si era accorto e lo aveva fatto presente al comandante dei vigili che, mentre per l’addestramento della pistola francese il poligono della Polizia a San Giovanni è abilitato con tanto di istruttore, per la pistola svizzera sarebbe stato necessario ricorrere a un poligono privato e magari con l’addestratore in arrivo direttamente dalla Svizzera. Questo, moltiplicato per 75 pistole e per due cicli di addestramento all’anno, avrebbe comportato costi di gestione maggiori. Così si è passati alla pistola francese. «È comunque un fatto grave – ha tuonato l’assessore – che dagli atti e dalla delibera non emergano queste motivazioni». Nelle circoscrizioni poi è andata la delibera in formato cartaceo corretta, mentre nell’invio informatico c’è stato il deprecabile scambio.
Minimo ora sarà pretendere che queste motivazioni, con tanto di analisi dei costi e di una relazione dettagliata sui poligoni di tiro e sulle qualifiche degli istruttori, siano inserite in delibera. Un tanto per tutelarsi dalla Corte dei conti e dalla Procura della Repubblica…
Sul riconoscimento del diritto all’obiezione di coscienza e della volontarietà del vigile a essere armato non è stato aggiunto molto a quanto già detto. Salvo che il segretario generale mi ha sussurrato in un orecchio che, sì, nel dibattito in Consiglio si era parlato di questo concetto e su questo lui si era confrontato anche con i sindacati. Ma poi, quando ha redatto la bozza di regolamento, si è accorto che un emendamento del consigliere Barbo, che inseriva proprio il concetto di uso volontario dell’arma, era stato bocciato dalla maggioranza. Quindi lui non lo ha più potuto prevedere nel regolamento, perché contrario alla volontà espressa dal Consiglio.
E oggi alcuni signori della destra si fanno belli, dicendo che i vigili saranno armati solo su base volontaria. La faccia tosta…!!!