Archivio per la categoria ‘Partito democratico’

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libri di scuola

Venerdì, 27 Agosto 2010

Finalmente Bersani sembra esser riuscito nell’impresa impossibile di mettere d’accordo i maggiorenti del Pd. Veltroni a parte. Ma questo sta nelle cose. Del resto la critica che la sua proposta è un’ammucchiata (Berlusconi) e che voglia mettere insieme Fini e Ferrero (Fioroni) non ritrova rispondenza nell’appello del segretario a tutte le forze progressiste. Certo, ha parlato di alleanza democratica per una legislatura costituente contro una interpretazione populista e distruttiva del bipolarismo, capace di riaffermare i principi costituzionali, di rafforzare le istituzioni rendendo più efficiente una salda democrazia parlamentare e di promuovere un federalismo concepito per unire e non per dividere, ma ha collocato il suo progetto nel centrosinistra per scrivere una piattaforma fatta di lavoro, di civismo, di equità e di innovazione. E infatti Chiamparino, dando il suo appoggio, conferma questa interpretazione che la proposta sia il deciso superamento della santa alleanza contro Berlusconi. Con questo passo Bersani colloca il Pd al centro della coalizione e si guadagna, anche al di là dello statuto del partito, il ruolo di leader riformista. Con lui dovranno fare ora i conti il riformismo fin troppo pragmatico di Chiamparino stesso e il riformismo fin troppo utopico di Vendola. Come dire: tra il manuale delle giovani marmotte e il piccolo principe, ci può stare un buon testo scolastico. Mica detto che debba essere noioso.

si ricomincia

Martedì, 24 Agosto 2010

Nel centrosinistra oggi, rispetto a cinque anni fa, c’è una differenza: non ci sono king-makers. Nel dicembre 2004, ben 15 mesi prima delle elezioni comunali, ci fu chi, pace all’anima sua, ebbe la presunzione di indicare il candidato sindaco di tutta la coalizione, creando così un cortocircuito che si protrasse a lungo. Oggi invece nel Pd e nel centrosinistra le primarie sono elemento fondante dell’identità riformista e saranno così i nostri elettori a indicare il candidato sindaco sulla base di un programma elettorale condiviso. Certo, a questo appuntamento il Pd dovrà arrivare unito e proporre un unico candidato, pena la perdita della propria centralità all’interno dell’ampia coalizione democratica necessaria per battere la destra. E per sceglierlo il Pd ha davanti a sé i congressi dei circoli e della federazione provinciale, consapevole che il primo candidato naturale su cui confrontarsi è il segretario provinciale. Ora lungo questo percorso Roberto Cosolini è già in campo con il programma illustrato pubblicamente il 6 maggio e con il sostegno di un’area compatta del partito. L’auspicio è quindi che altri candidati alla segreteria provinciale si facciano avanti a rappresentare le diverse storie e culture politiche, che sono la vera ricchezza del Pd. Solo infatti con un confronto dialettico aperto e pubblico il partito sarà in grado di individuare il segretario e candidato alle primarie forte e autorevole. Per il Pd è finito il tempo delle candidature di “non politici”, definizione di per sé contraddittoria, neanche un magnifico rettore o un presidente di Camera di commercio non facessero esercizio quotidiano di politica. È il tempo di proporre persone capaci, che vengono dalle proprie fila, con esperienza riconosciuta e apprezzata nel mondo del lavoro, del sociale e nelle istituzioni, perché il Pd deve essere solo orgoglioso delle proprie donne e dei propri uomini.

elezioni subito

Lunedì, 9 Agosto 2010

Se tra le questioni, che fanno desistere il Pd dall’invocare subito le elezioni, c’è la necessità di una riforma della legge elettorale, perché siano i cittadini a decidere chi mandare in Parlamento e non la segreteria nazionale del partito, una soluzione già esiste e dovrebbe essere parte della nostra cultura riformista. Ma visto che è alle “primarie” che mi riferisco, il condizionale è d’obbligo. Lo statuto del Pd del Friuli Venezia Giulia già prevede che la selezione delle candidature per le assemblee rappresentative ad ogni livello – e quindi anche per il Parlamento – avvenga con il metodo delle primarie. La selezione dei candidati parlamentari è allora questione solo di volontà politica e di rispetto delle sensibilità dei nostri elettori, non di riforme elettorali.

da che parte?

Venerdì, 6 Agosto 2010

A Roma il Pd discute di coalizioni, dividendosi, come era da aspettarselo, tra chi punta sull’alleanza con Casini, Fini e Rutelli e chi punta invece su Di Pietro e Vendola.
Non entro nel merito, ma provo a porre la domanda sulla coalizione con il centro in salsa locale. Vorreste voi, cari democratici triestini, allearvi con il terzetto, anzi quartetto, costituito dai gemelli Sasco, da Menia e da Minisini?

ps: per la coalizione con la sinistra rinvio il quesito a quando avrò individuato i riferimenti locali

quando la politica non va in vacanza

Mercoledì, 4 Agosto 2010

Rutelli parla di inizio di un cambiamento e definisce quello con Casini, Fini e Lombardo il “patto di consultazione”. Peccato che di patto di consultazione tra cofondatori abbiano parlato Berlusconi e Fini nel 2009, di patto di consultazione tra maggioranza e opposizione Veltroni nel 2008, per non dire del patto di consultazione tra Nenni e Togliatti, che risale al 1956. Come lessico politichese non è male. Come inizio del cambiamento pure. La Lanzillotta ci mette poi del suo, quando per giustificare l’intesa tra il “suo” Rutelli e Fini scopre una «evoluzione culturale profondissima» solo nel percorso politico di Fini. E intanto a Trieste l’on. Menia, a cui va comunque riconosciuto il merito di non restare attaccato alla poltrona e di rispettare prima di tutto i vincoli amicali, sostiene Fini. Ma Fini non è più quello che affermava che «un maestro elementare dichiaratamente omosessuale non può fare il maestro». Anzi riceve le associazioni glbt e riconosce il ritardo dell’Italia sulle discriminazioni dovute all’orientamento sessuale. Chissà se Menia è ancora dell’opinione che «per essere politicamente corretti bisogna essere culi per forza»? Chissà poi cosa pensano lui e i suoi “camerati” triestini della cittadinanza breve per i figli degli immigrati o del diritto di voto ai cittadini stranieri? O della bioetica? Fini dichiarò: «Il Parlamento deve fare leggi non orientate da precetti di tipo religioso». E sul caso Englaro: «Invidio chi ha certezze. Personalmente non ne ho, né religiose né scientifiche. Ho solo dubbi, uno su tutti: qual è e dov’è il confine tra un essere vivente e un vegetale? Penso che solo i genitori di Eluana abbiano il diritto di fornire una risposta. E avverto il dovere di rispettarla». Mentre Menia sottoscrisse l’appello “Eluana muore per fame e per sete. Eluana muore così perché un tribunale ha acconsentito che morisse così. Muore, Eluana, perché il decreto che le salverebbe la vita non è stato firmato”. Va a finire che l’unico coerente sarà Casini.

ma mi faccia il piacere

Lunedì, 26 Luglio 2010

La denuncia di complicità con il sindaco avanzata dall’Idv è offensiva e populista a buon mercato, perché dimentica strumentalmente la netta opposizione e il voto contrario alla delibera del terreno di Dipiazza da parte del Pd, allora ancora Ds e Margherita. La denuncia diventa però ridicola e frutto di incompetenza, quando con la diffida promossa da Bevilacqua l’Idv coinvolge anche persone, Carmi e Ravalico, nel 2006 non ancora consiglieri comunali.

nichi vendola for president

Lunedì, 19 Luglio 2010

Nichi Vendola apre i giochi e si candida alle primarie del centrosinistra. Dire, come dice lui, che così spariglia il centrosinistra, mi pare azzardato. Dire invece che è un bel nome, che darà un senso vero alle primarie per individuare il leader del centrosinistra per il 2013, o anche prima, mi pare più reale. Dopo il nome infatti mi aspetto i contenuti della sua “discesa in campo” e credo che saranno, quelli sì, l’occasione per il confronto politico nella coalizione. Un confronto in cui mi auguro i vari Rutelli non porranno la questione in termini tutti e solo geografici di quanto centro bisogna raggiungere, ma che dovrà indicare le risposte alla crisi economica, alla disoccupazione, alla dequalificazione della scuola e al degrado ambientale. Già il 31 marzo (bonino, bresso e vendola) avevo pubblicato il decalogo con cui Vendola vinse in Puglia: 1. GREEN ECONOMY. 2. CONOSCENZA E INNOVAZIONE. 3. SAPERE È UGUALE A POTERE. 4. CRESCERE PER RIDISTRIBUIRE. 5. MANGIAR SANO E ANDAR LONTANO. UN’AGRICOLTURA DI QUALITÀ. 6. ANDAR PER MARE, PARTIRE E TORNARE. IL TURISMO COME LEVA DI SVILUPPO. 7. DI INFRASTRUTTURE C’È BISOGNO. 8. COMMERCIANTI E ARTIGIANI, UNITI. 9. LAVORO BUONO, QUELLO CI PIACE. 10. COSTRUIRE CON QUALITÀ. Un buon punto di partenza a cui aggiungerei l’11. LAICITÀ, ma non intesa nei rapporti Stato – Chiesa, quanto piuttosto come metodo che propone valori, non li impone, garanzia di pluralismo, di dialogo, di convivenza e di contaminazione. Laicità che, una volta scelto il programma e il candidato, vincola tutti a sostenerli con onestà. Rutelli compreso. Aggiungerei un 12. ALTERITÀ, ma per questo rimando al mio post del 17 aprile (l’identità del pd), convinto che Vendola sarebbe un grande interprete della nuova identità del centrosinistra.

ferie?

Lunedì, 14 Giugno 2010

Ferie sempre più corte per i cittadini alle prese con la crisi economica. E allora ferie più corte anche per il Pd alle prese con la crisi economica e politica della nostra regione.

Questa è la richiesta che mi sento di fare a Debora Serracchiani, che bene ha fatto a prevedere nel mese di luglio una riunione dell’Assemblea regionale del partito per fare il punto su alcuni nodi politici che incombono e richiedono dal Pd risposte precise e scelte strategiche condivise nelle diverse sedi istituzionali.

Siamo di fronte alla manifesta crisi di identità del Governo Tondo sui temi urgenti del lavoro e della crisi, che investe settori strategici dell’economia regionale, e ancora della collocazione geopolitica del Friuli Venezia Giulia e delle riforme istituzionali e degli Enti locali. A fronte di queste emergenze, i cittadini non possono aspettare che Tondo trovi la quadratura delle poltrone dopo il defenestramento dell’assessore Rosolen impostogli dalla componente An.

Si registra un forte aumento della disoccupazione e - all’interno di questa - della disoccupazione femminile, ma per fronteggiare questa situazione la Regione ha messo in atto solo politiche emergenziali, certamente indispensabili per il brevissimo periodo, ma di corto respiro, senza affrontare il nodo della ristrutturazione in corso del sistema produttivo. Dalla crisi bisogna saper uscire programmando e sostenendo la riconversione industriale in termini di innovazione e sostenibilità ambientale e in termini di formazione e aggiornamento dei lavoratori.

La crisi della produzione e dell’esportazione è destinata a diventare anche peggiore, se la Regione non saprà far valere sul piano nazionale e internazionale le proprie ragioni sulle grandi infrastrutture europee e non terrà conto di quanto si muove a pochi chilometri da noi, dalla Croazia in giù. Quanto si tiene conto che Zagabria è destinata a diventare entro un anno, 18 mesi al massimo, membro dell’Unione europea? E che molte cose si muovono nella direzione giusta nella ex-Jugoslavia?

Intanto. il Corridoio V è fermo in Veneto e il governatore Zaia non sembra avere alcuna intenzione e interesse a sbloccarlo. La macroregione danubiana si sta strutturando già ora come un grande asse non solo di trasporto ma di sviluppo complessivo, che passerà a est e a nord della nostra regione rischiando di isolarla sempre più. La macroregione adriatico-ionica, se e quando si farà (non prima del 2014, secondo lo stesso Frattini), ci vedrà alleati di Grecia e Albania con scarsissime prospettive di essere competitivi rispetto agli altri assi, quelli sì realmente strategici. Ma l’impegno sul fronte internazionale ed europeo della Regione non si vede. Anzi, sembra si voglia ridimensionare o chiudere la Rappresentanza della Regione presso le Istituzioni europee a Bruxelles.

Dalla crisi si esce anche con riforme istituzionali, che sappiano disegnare un nuovo ruolo del Friuli Venezia Giulia in un contesto europeo e nel rapporto con le regioni contermini, ripensando alle ragioni della nostra specialità alla luce della riforma costituzionale del 2001. Anche gli Enti locali vanno complessivamente ristrutturati, restituendo ai Comuni anche in forma associata la responsabilità delle politiche di sviluppo economico e sociale a scala territoriale. Non accettiamo la logica delle riforme settoriali e contraddittorie del centrodestra, come quella proposta sui Comuni montani, e, se non possiamo cancellare le Province senza una legge costituzionale, verifichiamo la possibilità di unire Trieste e Gorizia, come proposto dal segretario  triestino Cosolini, per affrontare compatti la sfida di Unicredit.

Di questo il Pd ha bisogno di discutere e su questo ha l’obbligo di dare ai cittadini risposte concrete e coerenti prima delle ferie inevitabilmente sempre più corte.

il nome

Mercoledì, 26 Maggio 2010

Boniciolli aveva promesso i nomi (vedi il post claudio boniciolli) e i nomi li ha fatti. Anzi il nome. Quello di Ettore Rosato: «In tanti volevano proseguire con le varianti dopo le 24 già messe in atto in cinquant’anni. (…) Lo stesso Rosato sosteneva che bisognava seguire questa strada. (…) Lui è solo la punta di una piramide che lo sostiene, fatta anche di operatori economici che pretendono di eliminare la concorrenza. (…) Insomma basta con questa politica pidocchiosa per spezzettare i progetti e curare i piccoli interessi». (Il Piccolo 26 mag 2010)

Qui di seguito registro solamente il pregresso più recente.

Ettore Rosato: «Io non ho nulla di personale contro Boniciolli, ma non posso esimermi dal dire che in questa vicenda non c’è alcuna concorrenza da salvare. (…) Questa non è una lotta per rompere i monopoli, è solo un tentativo di rendere meno interessante per l’armatore più consolidato l’investire su Trieste. (…) È proprio l’Ap che ha creato la nuova linea, con la sua società. Non c’è logica in questo, l’Authority è un ente regolatore, non fa concorrenza in porto per utilizzarne il vantaggio. Che fidejussioni, per esempio, chiede a se stessa?». (Il Piccolo 17 mag 2010)

Piero Camber: «L’attacco bipartisan (suo e di Rosato) attesta la mala gestione del Porto: oggi più che mai abbiamo bisogno di un manager anziché di una figura interessata esclusivamente a piani regolatori ed edilizia. L’Authority ha dimostrato un’incapacità evidente nella gestione delle questioni interne». (Il Piccolo 15 dic 2010)

Ettore Rosato: «Oggi ho visto un operaio che martellava a mano i pali, perché è così che vanno avanti quegli interminabili lavori per riempire un dente di pochi metri del comunque insufficiente molo della Stazione marittima. Stimo Claudio Boniciolli come uomo e come professionista del settore, ma dovrebbe dimostrare molto più coraggio. (…) Affinché Trieste non debba più ripetere la brutta figura che farà nel 2009 in un settore come quello delle crociere che cresce ovunque tranne che qui. (…) Ma qui tutto procede in modo lentissimo. (…) Ora bisognerà attendere il piano generale, i tempi sono lunghissimi, e quando il raddoppio sarà fatto sarà già insufficiente». (Il Piccolo 14 dic 2010)

oggi zanonato è a trieste

Giovedì, 20 Maggio 2010

Dopo le elezioni regionali Graziano Delrio su l’Unità si interrogava su come ripartire. La risposta era: dall’esperienza emiliana, spiegata come un modello su 4 parole chiave. Anzitutto capitale sociale e poi conoscenza, cura e comunità. Delrio parlava di città aperte, dinamiche, non chiuse sulla paura, di città la cui forza è il «noi», ovvero la cura delle persone e del territorio. Parlava di responsabilità comune per uno sviluppo nuovo e di educazione come cardine della cittadinanza. E le parole chiave le coniugava così: Capitale sociale – È necessario il rilancio del patto sociale tra amministrazioni pubbliche, imprese e reti sociali per un lavoro comune con ruoli precisi, che metta al centro l’idea di città e del suo futuro e condivida le strategie e le responsabilità su welfare, sviluppo e territorio. All’ente pubblico spetta il ruolo forte di coordinatore di servizi, ma anche di agenzia di sviluppo per far funzionare l’economia e garantire l’efficienza. Conoscenza – Le tradizionali filiere vanno integrate con componenti di ricerca e di conoscenza. Per questo le istituzioni e le forze politiche possono contribuire, facendo confluire risorse pubbliche e private perché i centri di ricerca, le università e le imprese siano realmente in rete. Cura del territorio – Il territorio va inteso quale risorsa finita da rigenerare e riusare. Scelte guida sono la riconnessione delle comunità periferiche e la centralità delle piazze e degli spazi pubblici. Comunità – Quale riferimento, metro di misura da rispettare nella cura del territorio e nella cura delle persone. Necessario un welfare che metta insieme i servizi sociali, le reti sociali sul territorio, i quartieri, i medici di base, i vicini e i centri sociali nell’assunzione in carico dei casi. L’ente pubblico non è più erogatore di servizi, ma regista, coordinatore e attivatore di risposte possibili. E nel patto sociale la responsabilità collettiva dell’essere comunità va assunta da tutti gli attori, perché comunità, cura e benessere sociale sono fattori determinanti anche per il benessere economico.
Così è l’Emilia. E Trieste? E Padova?
Confesso la tentazione di fare un confronto tra Padova e Trieste, ma non posso trascinare il vicepresidente dell’Anci in questo gioco.
Ma chi è Flavio Zanonato? Da una lettura affrettata delle rassegne stampa Zanonato è il superflavio lo sceriffo rosso della città del santo? O piuttosto è un sindaco pragmatico? Che riesce a tenere insieme valori, identità e riferimenti all’apparenza antitetici, come dire: il diavolo e l’acqua santa.
Passa alla storia per il muro di via Anelli. «La fermezza fa più notizia – dice Zanonato – ma proprio mentre tiravamo su il muro, abbiamo trasferito 260 famiglie di immigrati da tuguri a case decenti. Un trasloco fatto casa per casa, spiegando alle famiglie padovane che stavano per arrivare degli immigrati e dicendo loro chi erano e che lavoro facevano». E infatti alla parola chiave comunità, alle voci patto sociale e responsabilità collettiva, con il progetto “oltre il ghetto di via Anelli” Padova prevede azioni positive a sostegno della convivenza e dell’inclusione sociale, prevede la riqualificazione urbanistica con edilizia residenziale e convenzionata per dare risposte a chi ha problemi abitativi. Così dopo il muro di via Anelli ne può fare ora un secondo nel quartiere di Mortise per risolvere un problema di ordine pubblico e di carenze igieniche sanitarie in un campo rom, garantendo i rom già insediati e le famiglie con i bambini in età scolare, ma abbattendo le costruzioni abusive e allontanando i rom non padovani. Il suo è un lavoro di costante mediazione sociale sul territorio, che gli permette di proporre la moschea senza che i cittadini protestino e di raggiungere i risultati perché preparati e non invece proposti solo come lanci mediatici. Muri sì, ma anche o soprattutto dialogo, convivenza e inclusione sociale. Così oltre alla riqualificazione urbana e all’edilizia sociale mette in campo il sostegno ai minori stranieri non accompagnati con un programma nazionale di protezione e accoglienza e mette in rete il terzo settore, il volontariato, nel lavoro di aiuto dei più deboli e come promozione della cultura della solidarietà tra i giovani per rendere più forte e più unita la città. L’educazione come cardine della cittadinanza di Delrio.
Mentre a Trieste? 75 pistole, ma quali le azioni positive a favore appunto di dialogo, convivenza e inclusione sociale?
Su conoscenza c’è l’impegno dell’amministrazione padovana in prima persona nell’attività di integrazione tra università, ricerca e impresa per fare sistema e promuovere i propri ricercatori. Anche qui Zanonato è pragmatico e capace di tenere insieme riferimenti antitetici. Nel corso di un convegno ha invitato l’Acegas-Aps a non restare fuori dal nucleare. O meglio ha premesso: del nucleare non se ne farà nulla «perché in Italia se ne parla solo in modo ideologico», ma se proprio si farà questa centrale «certo la si potrà fare soltanto in Veneto, dove scorre il Po, utile al raffreddamento» e quindi, se così sarà, «non si potrà lasciare il monopolio della gestione dell’atomo all’Enel». Poi però con una serie di accordi con banche e imprese garantisce ai padovani un impianto fotovoltaico in regalo dal Comune. Questo perché Padova ha oggi la più alta concentrazione di produttori di sistemi fotovoltaici in Italia, il 60% dell’industria nazionale, un distretto, una vera filiera. Così il regalo ai padovani diventa un progetto pilota da estendere a scala nazionale, uno stimolo a ricerca e produzione nella green-economy. E il Comune diventa reale agenzia di sviluppo per far funzionare l’economia. Del resto Zanonato può vantare di aver attirato sul territorio decine di milioni di investimenti facendo di Padova la città più dinamica del Veneto. Ovvero rilanciare l’economia, garantire lavoro e di conseguenza sostenere le spese sociali.
E Trieste? …
Cura del territorio – La politica urbanistica a Padova è estesa al territorio intercomunale, coinvolge la Provincia e 18 Comuni. La pianificazione intercomunale interessa il sistema ambientale, la difesa del suolo, i servizi a scala sovracomunale, il sistema infrastrutturale e della mobilità, i poli produttivi e le fonti di energia rinnovabili. E a proposito di perequazione urbanistica, l’approvazione della variante dei servizi, che ha interessato 550 ettari, permette ora al Comune di acquisire gratuitamente 350 ettari per realizzare parchi, scuole, parcheggi e case e di avere la disponibilità di aree per la costruzione di 24.000 metri cubi di edilizia residenziale pubblica. E poi la mobilità con la linea del tram diventa fattore di sviluppo della qualità della città. Il percorso del tram è infatti esso stesso elemento di riqualificazione urbana dei quartieri che attraversa. La riconnessione delle comunità periferiche e la centralità delle piazze e degli spazi pubblici. Ma cura del territorio e cura delle persone è anche la politica della casa rivolta alle giovani coppie, perché abbiano le opportunità, nonostante il lavoro precario e i costi degli affitti, di restare a vivere in città. Quindi sostegno all’affitto e piani di edilizia convenzionata per abitazioni accessibili a prezzi ragionevoli per i ragazzi che vogliono costruirsi una famiglia e mettere al mondo bambini. Ma anche il centro congressi in fiera e l’auditorium, la seconda linea del tram, l’università con il progetto di Mario Botta a ridosso della cittadella direzionale di Paolo Portoghesi, la facoltà di psicologia di Gino Valle e la cittadella degli studenti. Ovvero la collettività fra la città degli studi e della ricerca e quella dei padovani tutti.
E mentre Trieste si arrabatta con il Prgc a-strategico chiuso nei confini comunali e con il non-recupero di aree dismesse o la stessa riconversione della Ferriera e la ricollocazione dei lavoratori, Padova partecipa a un progetto europeo di sviluppo sostenibile che riguarda aree industriali, sviluppo di tecnologie pulite, miglioramento delle prestazioni ambientali e crescita dell’occupazione.
Ho due domande per il sindaco. La prima: come fa il sindaco Zanonato a mettere in cantiere questi programmi, quando, specie sui lavori pubblici, ma anche su inquinamento e sicurezza, pesano, lo dichiara lui stesso, i vincoli del patto di stabilità e un’economia in caduta libera? La seconda: Trieste e Padova possiedono in comune Acegas-Aps. Mission delle utilities dovrebbe essere quella di far coesistere gli obiettivi di business con gli obiettivi di compatibilità sociale e di compatibilità ambientale: garantire tariffe sociali per le famiglie in situazioni di disagio e investire in processi innovativi di gestione dei rifiuti e di sviluppo ambientale. Ma non necessariamente sono i Consigli di amministrazione delle utilities a dover scegliere di intraprendere questa strada. Questo è compito prioritario della politica. Ma il Comune di Trieste ha ampiamente abdicato al suo ruolo: non apre neppure la discussione con il Cda di Acegas-Aps su un’ipotesi di tariffazione sociale e tanto meno intende utilizzare i dividendi Acegas-Aps per ridurre le tariffe a determinate fasce di reddito. Immaginarsi se intende orientare la mission di Acegas-Aps su obiettivi di compatibilità ambientale. Zanonato invece che fa?