Dopo le elezioni regionali Graziano Delrio su l’Unità si interrogava su come ripartire. La risposta era: dall’esperienza emiliana, spiegata come un modello su 4 parole chiave. Anzitutto capitale sociale e poi conoscenza, cura e comunità. Delrio parlava di città aperte, dinamiche, non chiuse sulla paura, di città la cui forza è il «noi», ovvero la cura delle persone e del territorio. Parlava di responsabilità comune per uno sviluppo nuovo e di educazione come cardine della cittadinanza. E le parole chiave le coniugava così: Capitale sociale – È necessario il rilancio del patto sociale tra amministrazioni pubbliche, imprese e reti sociali per un lavoro comune con ruoli precisi, che metta al centro l’idea di città e del suo futuro e condivida le strategie e le responsabilità su welfare, sviluppo e territorio. All’ente pubblico spetta il ruolo forte di coordinatore di servizi, ma anche di agenzia di sviluppo per far funzionare l’economia e garantire l’efficienza. Conoscenza – Le tradizionali filiere vanno integrate con componenti di ricerca e di conoscenza. Per questo le istituzioni e le forze politiche possono contribuire, facendo confluire risorse pubbliche e private perché i centri di ricerca, le università e le imprese siano realmente in rete. Cura del territorio – Il territorio va inteso quale risorsa finita da rigenerare e riusare. Scelte guida sono la riconnessione delle comunità periferiche e la centralità delle piazze e degli spazi pubblici. Comunità – Quale riferimento, metro di misura da rispettare nella cura del territorio e nella cura delle persone. Necessario un welfare che metta insieme i servizi sociali, le reti sociali sul territorio, i quartieri, i medici di base, i vicini e i centri sociali nell’assunzione in carico dei casi. L’ente pubblico non è più erogatore di servizi, ma regista, coordinatore e attivatore di risposte possibili. E nel patto sociale la responsabilità collettiva dell’essere comunità va assunta da tutti gli attori, perché comunità, cura e benessere sociale sono fattori determinanti anche per il benessere economico.
Così è l’Emilia. E Trieste? E Padova?
Confesso la tentazione di fare un confronto tra Padova e Trieste, ma non posso trascinare il vicepresidente dell’Anci in questo gioco.
Ma chi è Flavio Zanonato? Da una lettura affrettata delle rassegne stampa Zanonato è il superflavio lo sceriffo rosso della città del santo? O piuttosto è un sindaco pragmatico? Che riesce a tenere insieme valori, identità e riferimenti all’apparenza antitetici, come dire: il diavolo e l’acqua santa.
Passa alla storia per il muro di via Anelli. «La fermezza fa più notizia – dice Zanonato – ma proprio mentre tiravamo su il muro, abbiamo trasferito 260 famiglie di immigrati da tuguri a case decenti. Un trasloco fatto casa per casa, spiegando alle famiglie padovane che stavano per arrivare degli immigrati e dicendo loro chi erano e che lavoro facevano». E infatti alla parola chiave comunità, alle voci patto sociale e responsabilità collettiva, con il progetto “oltre il ghetto di via Anelli” Padova prevede azioni positive a sostegno della convivenza e dell’inclusione sociale, prevede la riqualificazione urbanistica con edilizia residenziale e convenzionata per dare risposte a chi ha problemi abitativi. Così dopo il muro di via Anelli ne può fare ora un secondo nel quartiere di Mortise per risolvere un problema di ordine pubblico e di carenze igieniche sanitarie in un campo rom, garantendo i rom già insediati e le famiglie con i bambini in età scolare, ma abbattendo le costruzioni abusive e allontanando i rom non padovani. Il suo è un lavoro di costante mediazione sociale sul territorio, che gli permette di proporre la moschea senza che i cittadini protestino e di raggiungere i risultati perché preparati e non invece proposti solo come lanci mediatici. Muri sì, ma anche o soprattutto dialogo, convivenza e inclusione sociale. Così oltre alla riqualificazione urbana e all’edilizia sociale mette in campo il sostegno ai minori stranieri non accompagnati con un programma nazionale di protezione e accoglienza e mette in rete il terzo settore, il volontariato, nel lavoro di aiuto dei più deboli e come promozione della cultura della solidarietà tra i giovani per rendere più forte e più unita la città. L’educazione come cardine della cittadinanza di Delrio.
Mentre a Trieste? 75 pistole, ma quali le azioni positive a favore appunto di dialogo, convivenza e inclusione sociale?
Su conoscenza c’è l’impegno dell’amministrazione padovana in prima persona nell’attività di integrazione tra università, ricerca e impresa per fare sistema e promuovere i propri ricercatori. Anche qui Zanonato è pragmatico e capace di tenere insieme riferimenti antitetici. Nel corso di un convegno ha invitato l’Acegas-Aps a non restare fuori dal nucleare. O meglio ha premesso: del nucleare non se ne farà nulla «perché in Italia se ne parla solo in modo ideologico», ma se proprio si farà questa centrale «certo la si potrà fare soltanto in Veneto, dove scorre il Po, utile al raffreddamento» e quindi, se così sarà, «non si potrà lasciare il monopolio della gestione dell’atomo all’Enel». Poi però con una serie di accordi con banche e imprese garantisce ai padovani un impianto fotovoltaico in regalo dal Comune. Questo perché Padova ha oggi la più alta concentrazione di produttori di sistemi fotovoltaici in Italia, il 60% dell’industria nazionale, un distretto, una vera filiera. Così il regalo ai padovani diventa un progetto pilota da estendere a scala nazionale, uno stimolo a ricerca e produzione nella green-economy. E il Comune diventa reale agenzia di sviluppo per far funzionare l’economia. Del resto Zanonato può vantare di aver attirato sul territorio decine di milioni di investimenti facendo di Padova la città più dinamica del Veneto. Ovvero rilanciare l’economia, garantire lavoro e di conseguenza sostenere le spese sociali.
E Trieste? …
Cura del territorio – La politica urbanistica a Padova è estesa al territorio intercomunale, coinvolge la Provincia e 18 Comuni. La pianificazione intercomunale interessa il sistema ambientale, la difesa del suolo, i servizi a scala sovracomunale, il sistema infrastrutturale e della mobilità, i poli produttivi e le fonti di energia rinnovabili. E a proposito di perequazione urbanistica, l’approvazione della variante dei servizi, che ha interessato 550 ettari, permette ora al Comune di acquisire gratuitamente 350 ettari per realizzare parchi, scuole, parcheggi e case e di avere la disponibilità di aree per la costruzione di 24.000 metri cubi di edilizia residenziale pubblica. E poi la mobilità con la linea del tram diventa fattore di sviluppo della qualità della città. Il percorso del tram è infatti esso stesso elemento di riqualificazione urbana dei quartieri che attraversa. La riconnessione delle comunità periferiche e la centralità delle piazze e degli spazi pubblici. Ma cura del territorio e cura delle persone è anche la politica della casa rivolta alle giovani coppie, perché abbiano le opportunità, nonostante il lavoro precario e i costi degli affitti, di restare a vivere in città. Quindi sostegno all’affitto e piani di edilizia convenzionata per abitazioni accessibili a prezzi ragionevoli per i ragazzi che vogliono costruirsi una famiglia e mettere al mondo bambini. Ma anche il centro congressi in fiera e l’auditorium, la seconda linea del tram, l’università con il progetto di Mario Botta a ridosso della cittadella direzionale di Paolo Portoghesi, la facoltà di psicologia di Gino Valle e la cittadella degli studenti. Ovvero la collettività fra la città degli studi e della ricerca e quella dei padovani tutti.
E mentre Trieste si arrabatta con il Prgc a-strategico chiuso nei confini comunali e con il non-recupero di aree dismesse o la stessa riconversione della Ferriera e la ricollocazione dei lavoratori, Padova partecipa a un progetto europeo di sviluppo sostenibile che riguarda aree industriali, sviluppo di tecnologie pulite, miglioramento delle prestazioni ambientali e crescita dell’occupazione.
Ho due domande per il sindaco. La prima: come fa il sindaco Zanonato a mettere in cantiere questi programmi, quando, specie sui lavori pubblici, ma anche su inquinamento e sicurezza, pesano, lo dichiara lui stesso, i vincoli del patto di stabilità e un’economia in caduta libera? La seconda: Trieste e Padova possiedono in comune Acegas-Aps. Mission delle utilities dovrebbe essere quella di far coesistere gli obiettivi di business con gli obiettivi di compatibilità sociale e di compatibilità ambientale: garantire tariffe sociali per le famiglie in situazioni di disagio e investire in processi innovativi di gestione dei rifiuti e di sviluppo ambientale. Ma non necessariamente sono i Consigli di amministrazione delle utilities a dover scegliere di intraprendere questa strada. Questo è compito prioritario della politica. Ma il Comune di Trieste ha ampiamente abdicato al suo ruolo: non apre neppure la discussione con il Cda di Acegas-Aps su un’ipotesi di tariffazione sociale e tanto meno intende utilizzare i dividendi Acegas-Aps per ridurre le tariffe a determinate fasce di reddito. Immaginarsi se intende orientare la mission di Acegas-Aps su obiettivi di compatibilità ambientale. Zanonato invece che fa?