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dal burlo a cattinara

L’operazione del polo ospedaliero a Cattinara con il trasferimento del Burlo rischia di riproporre le stesse criticità economiche e ambientali dell’accordo di programma per l’ex ospedale della Maddalena. Come avvenne allora sotto l’amministrazione Illy, anche oggi il Comune rinuncia al suo ruolo primario nella programmazione e nella gestione del territorio. Semplicemente cambia le destinazioni d’uso dell’area e gli indici di fabbricabilità per moltiplicare il suo valore e garantire, all’Ass nel 2001 e all’Azienda ospedaliera oggi, i finanziamenti necessari per i loro interventi di edilizia sanitaria. Ma così il Comune si riduce a una funzione notarile e si appresta al più a incassare gli oneri di urbanizzazione. Del resto i risultati della delega in bianco sottoscritta nel 2001 sono sotto gli occhi di tutti: quartiere saturo, parco urbano devastato e imprese con l’acqua alla gola a causa della crisi del comparto edilizio.
Su tutta l’operazione Burlo pesa poi oggi anche la variante del piano regolatore, che non ha inteso individuare per il quartiere in particolare e per tutte le zone così dette strategiche ipotesi di sviluppo coerenti e compatibili da un punto di vista sociale, economico e ambientale.
Eppure le esperienze di altri Comuni italiani insegnano che con lo strumento alternativo della perequazione urbanistica, ovvero l’attribuzione di un valore edificatorio uniforme a tutte le proprietà e la possibilità di trasferire in altre aree i diritti edificatori, è il privato che finanzia l’intervento pubblico sotto la regia e a vantaggio del Comune. Ma la perequazione urbanistica doveva essere prevista in modo organico dentro il piano regolatore, perché solo così il Comune, l’Azienda ospedaliera e gli imprenditori potevano avviare percorsi e negoziazioni che avrebbero garantito sostenibilità economica all’operazione e senza saturare l’area del Burlo e il quartiere. Magari destinando il Burlo stesso a servizi pubblici e parco urbano.

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