New Labour
«In questa festa di primavera, in questa festa dell’alternativa vogliamo dire che democrazia e lavoro, democrazia e questione sociale sono parole gemelle, sono parole che si danno la mano. Ci dice questo la prima pagina della più bella Costituzione del mondo, la nostra Costituzione. Ci dice questo la realtà dei fatti di oggi nella crisi. Lo vediamo con chiarezza: più picconi le regole, più stringi gli spazi della democrazia e meno hanno voce e risposta i problemi della gente. Questo è il problema dell’Italia di oggi.
Cari amici e compagni, dalle nostre piazze oggi viene un messaggio forte, chiaro e positivo: è ora di cambiare l’agenda del Paese. Si riaprano tutti gli spazi della democrazia e delle regole nel Parlamento, nell’informazione, nella discussione pubblica, nel sistema delle decisioni. Si illumini la questione sociale finalmente, si dia voce e risposta ai problemi degli italiani ed è il lavoro il primo problema. Il lavoro di oggi e il lavoro di domani, il lavoro del dipendente, dell’autonomo, del piccolo imprenditore che ha investito, che ci crede e che fa bene il suo mestiere. Il lavoro che sfugge di mano alla nuova generazione. Dare lavoro, diciamolo da qui. Dare lavoro, dare lavoro con un grande piano di piccole opere affidate ai Comuni. Dare lavoro con un piano per l’efficienza energetica e le fonti rinnovabili. Dare lavoro riprendendo una linea di politica industriale e di committenza pubblica. Dare lavoro sollecitando i consumi e mettendo cioè un po’ di soldi in tasca a chi ha bisogno di spenderli per vivere dignitosamente. Dare lavoro ripristinando crediti di imposta automatici per il mezzogiorno. Dare lavoro cancellando i tagli drammatici alla scuola e alla ricerca. E dare lavoro migliorando per la nuova generazione le regole del lavoro, non distruggendole le regole, non frantumando le regole come sta avvenendo.
Il lavoro dunque e le grandi questioni sociali e ambientali. La sanità e la scuola, la sanità universalistica e a responsabilità pubblica, la scuola universalistica e a responsabilità pubblica. I grandi servizi, i pilastri dell’eguaglianza e dell’integrazione davanti ai quali per noi, diciamolo forte, non c’è né povero né ricco, né bianco né nero, né sud né nord. Teniamo su i nostri ideali, i nostri valori. Non lasciamoli muti. Facciamoli parlare nella vita reale. E discutiamo finalmente della non autosufficienza. Discutiamo di quanto costa una medicina a un pensionato. Parliamo di questo. E davanti alla distruzione della scuola pubblica chiediamoci finalmente che futuro vogliamo per il nostro Paese. Che Paese vogliamo nel nostro futuro. Vogliamo un Paese che regala sanatorie e miliardi agli esportatori di capitali e poi manda i bambini a scuola con la carta igienica nella borsa? Ma è questo il Paese che vogliamo?
Noi di tutto questo parleremo nella campagna elettorale. Regione per regione, luogo per luogo e diremo che un’altra Italia è possibile. E la costruiremo con poche parole: lavoro, onestà, serietà, regole, civismo. Sono le parole di queste nostre piazze. Sono le parole di una grande riscossa democratica. Viva il lavoro, viva la Costituzione, viva l’Italia di domani!» (Pierluigi Bersani, 13 marzo 2010, Piazza del Popolo, Roma)