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siamo al redde rationem?

Tutti contro tutti nella destra triestina, almeno fino a quando c’è da andare sui giornali. Salvo poi infatti fare marcia indietro, quando la responsabilità diventa politica. Quando la responsabilità diventa tutta loro.
La Lega minaccia di abbandonare l’aula – ma non dice se fino alle elezioni del 2011 –, se il responsabile del “pasticcio” piano regolatore non sarà rimosso. Pacor domanda quale è la responsabilità, chi dovrebbe avviare il processo e chi si dovrebbe processare. L’Udc chiede verifiche su tutti gli atti amministrativi in cui il Comune è uscito sconfitto dalle aule del Tar. Camber propone una Commissione consiliare d’indagine per sapere perché la relazione geologica della Variante 118 era senza firma del geologo. An pretende chiarezza dagli uffici sulla delibera con il progetto del gazebo al centro diurno Marenzi, delibera ancora da approvare con gazebo già installato. E poi ancora, salta fuori il regolamento dell’armamento della Polizia municipale con due schede tecniche, che individuavano due pistole distinte, andato nelle Circoscrizioni però con la documentazione invertita – si delibera l’acquisto della pistola A, perché da allegato la pistola B è migliore –.
Ma quando affermo che c’è una responsabilità politica ed è in capo al sindaco, che governa il Comune, o almeno dovrebbe governarlo, e che si è scelto assessori e collaboratori. E quando ricordo che il sindaco si è tenuto per sé la delega della pianificazione, dimostrando alla fine solo la sua incapacità di gestire il piano regolatore. Allora la destra fa quadrato, «falso obiettivo» afferma Camber. Le colpe sono dell’Avvocatura, perché non ha informato i consiglieri che il geologo comunale era andato in pensione, dell’Area assistenza, perché il gazebo lo volevano loro, della Commissione vestiario della Polizia, perché non ha saputo scegliere un sola pistola, lasciando aperte valutazioni di altra natura.
Non sarà mai che la destra arrivi alle elezioni del 2011 spaccata, solo perché non trova un capro espiatorio, a cui imputare la responsabilità di non aver portato a compimento piani indispensabili per lo sviluppo della città.

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