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marchette

La variazione di bilancio di questa notte ha visto andare in scena il peggio della politica del Comune. Dire che è stata una bottega di “marchette” elettorali è usare toni soft.
Il tutto è iniziato con la relazione dell’assessore Ravidà, che più che un’illustrazione delle cifre, per altro notevoli – quasi tre milioni di euro –, della variazione, è stata un j’accuse contro l’assenza del sindaco e del vice-sindaco e soprattutto contro i “condizionamenti di ambiente”, che ha dovuto subire e che hanno letteralmente rovesciato la sua impostazione fatta di risparmi e conti in equilibrio. È proseguito poi in Commissione dei capigruppo, dove Ravidà è stato costretto ad accogliere emendamenti della Lega, dell’Udc e di An, che saccheggiavano il fondo di riserva per assegni a bambini solo italianissimi, contributi a parrocchie e associazioni antiabortiste, fino ai 200 mila euro alla Società per azioni Triestina calcio. Non un euro per lo sviluppo del territorio, per le politiche economiche, per il futuro di Trieste.
Usciti dalla riunione, come centrosinistra abbiamo condiviso che la manovra estiva non poteva passare così nell’accondiscendenza generale. E anche se non tutti erano convinti di fare ostruzionismo sugli emendamenti, perché consapevoli che non avremmo più cambiato la delibera, ci siamo iscritti a parlare. C’è voluta però l’indignazione di Bruna Tam contro lo scandaloso scambio di favori per i rispettivi bacini di consenso elettorale, che ricompattava la destra dopo i fuochi di paglia della Lega e dell’Udc, a farci trovare le ragioni della nostra battaglia. Poi quando verso le due del mattino ho spiegato alla maggioranza che avrebbe passato la notte in Consiglio, non perché non aveva messo neanche un euro sulle nostre proposte, ma perché i cittadini al risveglio avrebbero dovuto sapere dalla radio cosa aveva scandalizzato Bruna, allora la destra ha presentato una mozione d’ordine per rinviare il tutto a venerdì prossimo.

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